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Home » Cultura » Perché febbraio ha 28 giorni? I romani combinarono un pasticcio

Perché febbraio ha 28 giorni? I romani combinarono un pasticcio

È il mese più corto dell'anno e anche quello con la storia più incredibile che affonda le sue radici nell'Antica Roma.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino19 Febbraio 2025
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tre pagine del calendario
tre pagine del calendario (fonte: Unsplash)

Febbraio è l’unico mese del calendario gregoriano con 28 giorni (29 negli anni bisestili), una caratteristica che risale all’Antica Roma e alle successive riforme del calendario. Questa particolarità è il risultato di scelte politiche e culturali che hanno plasmato il sistema di misurazione del tempo utilizzato ancora oggi. Per capire perché febbraio abbia 28 giorni partiamo dall’inizio. Il primo calendario romano, attribuito a Romolo, fondatore di Roma, risale all’VIII secolo a.C. ed era un sistema lunare di 10 mesi, per un totale di 304 giorni. L’anno iniziava a marzo e terminava a dicembre, lasciando un periodo invernale senza una suddivisione precisa. C’era un problema, però: questa struttura risultava poco pratica. Inoltre, era scollegata dal ciclo delle stagioni.

tessere che compongono la parola febbraio in inglese
tessere che compongono la parola febbraio in inglese (fonte: Unsplash)

A questo punto intervenne il secondo re di Roma, Numa Pompilio (715-673 a.C.), che introdusse due nuovi mesi: gennaio (Ianuarius) e febbraio (Februarius). L’anno salì a 355 giorni. Tuttavia, secondo le credenze romane, i numeri pari erano considerati sfortunati. Per questo motivo, Numa attribuì ai mesi un numero dispari di giorni, con un’eccezione: febbraio. Perché? Perché era il mese dedicato ai rituali di purificazione (da cui il nome Februarius, legato alla festa della Februa). Rimase quindi con 28 giorni.

Neanche questo aggiustamento funzionò, però. Il calendario romano, infatti, rimaneva impreciso rispetto all’anno solare e accumulava ritardi che causavano un disallineamento con le stagioni. Dopo un tentativo, fallito,  da parte dei pontefici di aggiungere occasionalmente un mese intercalare (mensis intercalaris), Giulio Cesare scese in campo. E nel 46 a.C. introdusse il cosiddetto calendario giuliano, basato sul ciclo solare. L’anno passò a 365 giorni, con un giorno aggiuntivo ogni quattro anni per compensare la discrepanza con l’anno solare (anno bisestile). Febbraio rimase con 28 giorni, ma ogni quattro anni ne guadagnava uno in più.

Da qui la domanda: perché febbraio non venne semplicemente allungato? Qui si va nella leggenda e nel sentito dire. Secondo un’ipotesi popolare Ottaviano Augusto, imperatore romano, avrebbe tolto un giorno a febbraio per aggiungerlo ad agosto (dedicato a lui), portandolo a 31 giorni. Il motivo? Non essere inferiore a luglio, mese dedicato a Giulio Cesare. Non esistono, però, prove storiche a supporto di questa teoria. Più probabilmente, febbraio mantenne la sua lunghezza ridotta semplicemente perché la riforma giuliana mirava a regolarizzare il calendario senza stravolgere troppo la tradizione esistente.

Fin qui la storia antica. Secoli dopo, con l’introduzione del calendario gregoriano nel 1582, papa Gregorio XIII  corresse un piccolo errore del calendario giuliano che aveva accumulato un ritardo di circa 10 giorni rispetto all’anno solare. Così, la regola degli anni bisestili venne perfezionata. Un anno è bisestile solo se divisibile per 4, ma gli anni secolari devono essere divisibili per 400 (ad esempio, il 1600 e il 2000 lo sono stati, ma il 1700, 1800 e 1900 no).

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