In Italia, la quasi totalità dei licei porta il nome di personaggi storici, letterati, filosofi o scienziati di grande rilievo. Questa consuetudine, però, non è casuale, ma trova le sue radici in precise disposizioni normative e in una tradizione culturale consolidata. Il 4 marzo 1865, infatti, il regio decreto 2229 istituiva i primi 68 Licei Classici del quasi neonato Regno d’Italia. La nuova legge stabiliva che ad ogni liceo di Stato venisse assegnato il nome di un illustre italiano. Non solo, prevedeva anche la Solennità Commemorativa degli illustri Scrittori e Pensatori Italiani, che si sarebbe svolta il 17 marzo di ogni anno.
Successivamente, la legge del 30 dicembre 1923, n. 3122, promulgata sotto il regno di Vittorio Emanuele III, nota come “Riforma Gentile” – principalmente famosa per aver riformato l’intero sistema scolastico italiano – stabiliva ancora i criteri per la denominazione degli istituti. Con essa, infatti, si affermava la necessità di attribuire alle scuole nomi di personalità di alto valore educativo e culturale, al fine di fornire agli studenti modelli ispiratori.

Infine, con il Regio Decreto n. 653 del 4 maggio 1925, vengono definite ulteriori regole sempre per la denominazione. L’articolo 19, in particolare, stabiliva che le scuole dovessero essere intitolate a personaggi storici o letterari di chiara fama e di indiscussa moralità, in modo da favorire l’identificazione degli studenti con figure di rilievo nella storia italiana e mondiale.
Nel corso del tempo, poi, questa tradizione si è mantenuta, pur con alcune evoluzioni. Se in passato la scelta ricadeva prevalentemente su figure legate al classicismo e al Risorgimento, negli ultimi decenni si è assistito a una maggiore apertura verso scienziati, filosofi e scrittori del Novecento. Oggi, infatti, esistono licei intitolati a Italo Calvino, Primo Levi, Rita Levi-Montalcini e Margherita Hack, segno di una volontà di aggiornare i riferimenti culturali senza tradire la tradizione.



