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Home » Cultura » Perché il 1° novembre l’Italia si ferma: la storia di Ognissanti, la festa che unisce tutti

Perché il 1° novembre l’Italia si ferma: la storia di Ognissanti, la festa che unisce tutti

Ecco perché il 1° novembre è festa in Italia: storia, origini e significato di Ognissanti, dalla Roma antica alle tradizioni celtiche.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino1 Novembre 2025
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una bellissima vetrata gotica
una bellissima vetrata gotica
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Il giorno di Tutti i Santi, conosciuto come Ognissanti, è una solennità celebrata da diverse chiese cristiane che onorano insieme la gloria di tutti i santi, compresi quelli non canonizzati. Nel calendario liturgico della Chiesa cattolica rappresenta una festa di precetto che cade il 1° novembre, seguita il giorno successivo dalla Commemorazione dei defunti.

La celebrazione è riconosciuta come giorno festivo in numerosi Paesi europei, tra cui Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Austria, Polonia, Ungheria e molti altri. Prima delle riforme di papa Pio XII del 1955, la solennità aveva anche una vigilia e un’ottava. Mentre la Chiesa cattolica e quella ortodossa la celebrano con particolare enfasi, altre confessioni cristiane seguono calendari differenti: la Chiesa di Svezia e quella di Finlandia la commemorano il sabato successivo al 30 ottobre, mentre il cristianesimo orientale la ricorda la prima domenica dopo la Pentecoste.

donna che tiene una candela
donna che tiene una candela (fonte: Unsplash)

Le origini di questa festa affondano nel IV secolo, quando le prime commemorazioni dei martiri cominciarono a diffondersi nelle diverse comunità cristiane. Le tracce più antiche di una celebrazione generale provengono da Antiochia, dove veniva osservata la domenica successiva alla Pentecoste. Questa tradizione è citata nella settantaquattresima omelia di Giovanni Crisostomo, risalente al 407, ed è ancora oggi preservata dalle Chiese orientali.

Sant’Efrem il Siro, vissuto nel 373, menziona una festa simile collocandola però il 13 maggio. Questa data coincide con un evento significativo nella Chiesa occidentale: la Dedicatio Sanctae Mariae ad Martyres, ovvero l’anniversario della trasformazione del Pantheon di Roma in chiesa dedicata alla Vergine Maria e a tutti i martiri. Tale conversione fu opera di papa Bonifacio IV e avvenne tra il 609 e il 610.

Il passaggio alla data del 1° novembre è attribuito a papa Gregorio III, che tra il 731 e il 741 consacrò un oratorio all’interno dell’antica basilica di San Pietro. Questo oratorio era dedicato al Salvatore, alla Vergine Maria e conteneva reliquie “dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo”, come riportato nel Liber pontificalis.

La trasformazione definitiva in festa di precetto avvenne nell’835, quando il re franco Luigi il Pio emise un decreto in tal senso su richiesta di papa Gregorio IV e con il consenso di tutti i vescovi. Successivamente, durante il pontificato di papa Sisto IV, la festa acquisì un’ottava solenne nel contesto della crociata per la liberazione di Otranto.

Un aspetto meno conosciuto riguarda il significato politico-religioso di questa scelta. La solennità di Tutti i Santi sostituì un’antica festa romana dedicata a San Cesario di Terracina, santo tutelare degli imperatori romani, celebrata proprio il 1° novembre. In questo giorno una solenne processione partiva dalla Basilica dei Santi Cosma e Damiano e si dirigeva sul Palatino in onore di San Cesario e degli imperatori. Papa Gregorio IV avrebbe scelto strategicamente questa data per sradicare un culto considerato idolatrico, dove le pratiche degli imperiali sul Palatino mescolavano elementi pagani e cristiani.

L’antropologo James Frazer ha inoltre avanzato un’ipotesi suggestiva: osservando che in Inghilterra, Paese un tempo abitato dai Celti, la festa di Tutti i Santi veniva già celebrata il 1° novembre prima di diventare precetto universale, ha ipotizzato che la Chiesa potesse aver scelto questa data per creare una continuità con Samhain, l’antica festa celtica del nuovo anno. Questa teoria, sebbene dibattuta, evidenzia come la Chiesa abbia spesso integrato tradizioni preesistenti nella propria liturgia.

 

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