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Home » Cultura » Chi ha inventato il 2 novembre (e perché doveva arrivare subito dopo Ognissanti)

Chi ha inventato il 2 novembre (e perché doveva arrivare subito dopo Ognissanti)

Direttamente dal mondo pagano arriva il festeggiamento dei defunti, canonizzato dalla Chiesa dall'abate Sant'Odilone.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti2 Novembre 2025
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Un lumino votivo
Un lumino votivo (fonte: Pixabay)
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Ogni anno, il giorno dopo la festa di Ognissanti, milioni di persone visitano i cimiteri per portare fiori e ricordare i propri cari. Ma come è nata questa tradizione? E perché proprio il 2 novembre?

La risposta ci porta indietro di oltre mille anni, precisamente all’anno 998, in un monastero francese chiamato Cluny. Qui viveva un monaco benedettino di nome Odilone, che era diventato abate (cioè la guida spirituale) del monastero.

Odilone era profondamente convinto che i vivi potessero aiutare le anime dei defunti attraverso la preghiera. Secondo una leggenda, un pellegrino gli raccontò di aver sentito parlare delle anime che soffrivano in Purgatorio, un luogo dove i morti dovevano purificarsi prima di raggiungere il Paradiso. Questa storia lo colpì molto e gli fece venire un’idea: creare un giorno speciale dedicato alla preghiera per tutti i defunti.

Così, nel 998, Odilone decise che in tutti i monasteri che dipendevano da Cluny si dovesse celebrare una messa solenne per i morti il 2 novembre, subito dopo i festeggiamenti del 1° novembre dedicati a tutti i santi. La scelta di questo giorno non fu casuale: voleva sottolineare il legame tra chi è già in Paradiso (i santi) e chi sta ancora aspettando di raggiungerlo (le anime in Purgatorio).

Rappresentazione di uno scheletro per la feste dei morti in Messico
Rappresentazione di uno scheletro per la feste dei morti in Messico – Fonte: Pixabay

L’iniziativa di Odilone ebbe un successo straordinario. All’epoca migliaia di monasteri in Europa dipendevano da Cluny, e questo favorì la rapida diffusione della commemorazione. Pian piano, sempre più comunità cristiane iniziarono a celebrare questa ricorrenza. Nel 1311 anche Roma la istituì ufficialmente, sancendo definitivamente questa tradizione per tutta la Chiesa cattolica.

Ma l’idea di onorare i morti non è nata con il cristianesimo. Già nell’antica Roma esisteva un profondo rispetto per i defunti, che venivano considerati protettori della famiglia.

I romani chiamavano queste presenze spirituali “Lari”: erano gli spiriti degli antenati che continuavano a vegliare sulla loro famiglia anche dopo la morte. Ogni casa aveva un piccolo altare domestico, chiamato larario, dove si conservavano statuette che rappresentavano questi spiriti protettori. Le famiglie accendevano lampade, bruciavano incenso e facevano offerte davanti a questi altari per mantenersi in contatto con i propri cari defunti e chiedere la loro protezione.

I romani avevano anche delle festività specifiche per onorare i morti, come i Parentalia, che si svolgevano a febbraio: per nove giorni le famiglie portavano fiori, cibo e vino alle tombe dei loro antenati.

Quello che vediamo oggi, quindi, è il risultato di una lunga storia che intreccia credenze antiche e tradizioni cristiane. L’idea che i morti non siano completamente separati da noi, ma continuino in qualche modo a far parte della nostra vita, ha attraversato i secoli trasformandosi ma mai scomparendo del tutto.

La visita al cimitero il 2 novembre, i fiori sulle tombe, le candele accese: sono gesti che ripetono, in forme diverse, quello che facevano i romani duemila anni fa e che Sant’Odilone ha voluto trasformare in una commemorazione ufficiale della Chiesa. È un modo per dire che chi amiamo resta sempre legato a noi, anche dopo la morte, e che vale la pena prendersi un giorno per ricordarlo con affetto e rispetto.

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