Le radici dell’albero decorato, invece, sono molto più antiche del cristianesimo e affondano nelle tradizioni pagane. Gli antichi Romani adornavano le loro case con rami di pino durante le Calende di gennaio, considerandoli simboli di buon augurio. Nell’Europa del Nord, i Celti attribuivano poteri magici agli abeti, che decoravano durante il solstizio d’inverno, la giornata più corta dell’anno.

Per i Vichinghi l’abete aveva qualcosa di speciale: non perdeva mai le foglie, quindi rappresentava la forza e la continuità della vita. I Druidi lo vedevano come simbolo di speranza nel ritorno del sole dopo i giorni bui dell’inverno. Durante il solstizio, gli alberi venivano abbelliti con elementi luminosi che ricordavano il sole, la luna e le stelle.
Il mondo cristiano ha poi adattato questa simbologia. Una leggenda diffusa racconta che nel 723 San Bonifacio, missionario in Germania, abbatté una quercia sacra al dio Thor per fermare un sacrificio pagano. Al suo posto indicò un piccolo abete come nuovo simbolo: sempre verde, resistente, perfetto per rappresentare la vita eterna. Da quel momento l’albero cominciò a essere decorato con candele e luci.
I primi alberi moderni compaiono tra il 1441 e il 1611. A Tallin, in Estonia, si racconta che i giovani danzassero intorno a un grande abete nella piazza principale, sperando in una benedizione per la loro vita sentimentale. Tra Strasburgo e la Germania nascono le prime decorazioni simili a quelle che conosciamo oggi. Nell’Ottocento, dopo il Congresso di Vienna, l’usanza si diffonde in tutta Europa.
In Italia l’albero arriva verso la metà del 1800, grazie alla regina Margherita di Savoia che volle un abete addobbato al Quirinale. Da quel momento diventa parte delle nostre case e del nostro modo di festeggiare.
Non tutte le città italiane seguono l’8 dicembre. A Milano si prepara l’albero il 7 dicembre per Sant’Ambrogio, a Bari il 6 dicembre per San Nicola. All’estero, New York accende le sue luci il primo dicembre. Chi preferisce tornare alle origini pagane può scegliere il 21 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, quando il Natale era ancora legato al ciclo del sole.
Oggi molte persone iniziano già a fine novembre, spinte dalla voglia di godersi più a lungo l’atmosfera natalizia o semplicemente per organizzarsi meglio prima del caos di fine anno. L’8 dicembre rimane però una data simbolica, un momento che unisce generazioni e mantiene vivo un ritmo familiare nell’avvicinarsi alle feste.
Anche in Vaticano l’albero è una tradizione recente: Giovanni Paolo II introdusse il primo grande abete in Piazza San Pietro solo nel 1982. Negli anni successivi sono arrivati alberi da tutta Europa, come quello del 2019 dall’Altopiano di Asiago, alto 26 metri, dedicato alla memoria della tempesta Vaia.
Che tu scelga l’8 dicembre o un’altra data, l’importante è il significato che dai a quel momento: un gesto che attraversa i secoli, che intreccia storia, famiglia e voglia di celebrare insieme l’arrivo del periodo più luminoso dell’anno.



