Il recente crollo della Torre dei Conti nel centro di Roma ha riacceso i riflettori su un’emergenza che da anni attraversa il patrimonio archeologico della capitale. Non si tratta di eventi isolati o imprevedibili, ma di una sequenza di cedimenti che testimonia un mix pericoloso di incuria, controlli insufficienti e ritardi nella manutenzione ordinaria.
D’altronde la storia di Roma è costellata di episodi traumatici, come il cedimento della porzione meridionale del Colosseo in seguito al terremoto del 9 settembre 1349, a pochi metri proprio da largo Ricci dove oggi è venuta giù la Torre dei Conti. Ma i crolli recenti hanno cause diverse: non catastrofi naturali improvvise, bensì il deterioramento progressivo di strutture millenarie che non ricevono l’attenzione necessaria.

L’episodio più recente prima della Torre dei Conti risale al 23 giugno scorso, quando la scultura-installazione Goal di Mario Ceroli, simbolo dei Mondiali del 1990, si è piegata su se stessa nei pressi del Palazzetto dello Sport di viale Tiziano. La struttura, alta 16 metri e pesante 35 tonnellate, realizzata principalmente in legno di Russia, è collassata vicino a un’area giochi fortunatamente senza causare vittime.
Nel 2022 l’allarme ha riguardato le antiche vestigia romane. Intorno alle 6:30 del mattino, al quartiere Labicano, una parte dell’arco di Porta Maggiore si è staccata cadendo a terra, rischiando di colpire i passanti diretti al lavoro nel passaggio pedonale sottostante. Un evento che avrebbe potuto trasformare una mattina ordinaria in tragedia.
Il giugno 2018, poi, ha visto il cedimento del solaio del pregiato torrione di epoca imperiale di via Campania, nelle vicinanze di via Veneto. Tre mesi dopo, a settembre dello stesso anno, anche la statua di Giuseppe Garibaldi in cima al Gianicolo ha subito danni seri, in quel caso però a causa di una tempesta di fulmini, evento imprevedibile e di origine naturale.
Tra i crolli più significativi degli ultimi anni spicca quello del 30 marzo 2010, quando una porzione della volta della Domus Aurea di circa 80 metri quadrati è crollata, aprendo una voragine di una ventina di metri. In quell’occasione, l’evento fu attribuito alle piogge copiose delle ore precedenti che avevano reso instabile il terreno. L’allora commissario straordinario per la Domus Aurea, Luciano Marchetti, lanciò un allarme che oggi appare drammaticamente attuale: al crollo potrebbero seguirne altri anche nell’immediato, la situazione è di grandissimo allarme. Un SOS che evidentemente è stato sottovalutato e che oggi si estende a gran parte dei monumenti del centro storico.
Le Mura aureliane, erette dall’imperatore Aurelio nel II secolo, rappresentano un capitolo a parte nell’emergenza monumentale romana. Nel 2007 un cedimento di un tratto alto circa 10 metri e largo 15 ha provocato serie preoccupazioni nel quartiere San Lorenzo. Nel 2001 la cinta muraria è precipitata in un nuvolone di calcinacci e polvere per oltre venti metri nei pressi di Porta San Sebastiano. Anche in tempi recenti si sono succeduti micro-cedimenti lungo l’intero cerchio della cinta muraria dell’Urbe, spesso largamente annunciati da segnalazioni di cittadini rimaste inascoltate.
Questi episodi rilanciano con urgenza la necessità di una rigorosa pianificazione di controlli e interventi di prevenzione. Roma, con i suoi quasi 2800 secoli di storia stratificata, non può permettersi che una mattina ordinaria di passeggio nelle strade del centro si trasformi in tragedia per l’assenza di una manutenzione adeguata del suo patrimonio monumentale.



