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Home » Cultura » Sorrento o Angers? La storia di San Renato, nato due volte e venerato in Italia e Francia

Sorrento o Angers? La storia di San Renato, nato due volte e venerato in Italia e Francia

La miracolosa storia di San Renato, il bambino resuscitato che divenne vescovo di Angers e che unisce Francia e Italia nello stesso culto.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino12 Novembre 2025
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Vetrata dedicata a San Renato
Vetrata dedicata a San Renato (Fonte: Par Thesupermat - CC BY-SA 3.0/ Wikimedia Commons)
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Il 12 novembre si celebra San Renato, figura tra le più particolari nel mondo cristiano, per una storia che unisce Francia e Italia col filo di una devozione fortissima. Partiamo dalla leggenda di San Renato di Angers  nel V secolo. La narrazione ruota attorno a una figura centrale, il vescovo Maurilio di Angers, e a un evento che avrebbe segnato per sempre la storia religiosa della città.

Un giorno, una donna si presentò angosciata al vescovo Maurilio, supplicandolo di recarsi urgentemente a casa sua per battezzare il figlio gravemente malato. Il prelato, però, fu trattenuto da una funzione religiosa che non poteva interrompere. Quando finalmente riuscì a raggiungere l’abitazione della donna, il bambino era già spirato, senza aver ricevuto il sacramento del battesimo.

Sopraffatto dal senso di colpa per non aver salvato quell’anima, Maurilio prese una decisione drastica. Lasciò in segreto la città di Angers e si imbarcò su una nave diretta in Inghilterra. Prima di partire, compì un gesto simbolico carico di significato: gettò in mare le chiavi del tesoro della cattedrale e delle reliquie dei martiri custodite nella chiesa, come a voler recidere ogni legame con il suo passato.

 

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Giunto in Inghilterra, l’ex vescovo si nascose dalla sua identità assumendo l’umile mestiere di giardiniere presso i giardini del re. Nel frattempo, gli abitanti di Angers non si rassegnarono alla perdita del loro pastore spirituale e lo cercarono instancabilmente per terra e per mare.

La Provvidenza, secondo la tradizione agiografica, intervenne in modo miracoloso. I pescatori della zona catturarono un grosso pesce e, nel pulirlo, trovarono all’interno del suo fegato proprio le chiavi che Maurilio aveva gettato in mare. Questo segno prodigioso indicò la direzione da seguire: seguendo quella traccia, i fedeli riuscirono a rintracciare il vescovo in Inghilterra e lo riconobbero nonostante il suo travestimento.

Davanti a quella che interpretò come la volontà divina, Maurilio chinò il capo e accettò di tornare ad Angers. Appena giunto in città, si recò direttamente al cimitero dove era sepolto il bambino. Si inginocchiò sulla tomba e pregò con intensità, finché le zolle di terra si aprirono miracolosamente e il piccolo ne uscì vivo e sorridente.

Il vescovo battezzò immediatamente il bambino con il nome di René, che in francese significa “rinato”. Il bambino resuscitato crebbe accanto a Maurilio, seguì la vocazione religiosa e alla morte del suo benefattore gli succedette sulla cattedra episcopale di Angers, diventando vescovo a sua volta. La sua figura, però, si intreccia con un’altra storia di santità che unisce Francia e Italia meridionale in un legame devozionale unico.

Quando i conquistatori angioini, guidati da Carlo d’Angiò, arrivarono in Campania nel 1262 per conquistare il Regno di Napoli, scoprirono l’esistenza di un culto locale dedicato a un altro San Renato: Renato di Sorrento, vissuto anch’egli nel V secolo. Questo santo campano fu vescovo di Sorrento dal 425 al 450, anche se alcuni studiosi ritengono che fosse più probabilmente uno degli eremiti che vivevano nelle grotte delle colline sorrentine nei primi secoli del cristianesimo.

Le reliquie di Renato di Sorrento furono inizialmente custodite nel suo antico romitorio, affidato ai padri benedettini di Montecassino, che divenne la prima cattedrale della città. Successivamente furono trasportate nella cattedrale dei Santi Filippo e Giacomo, dove si trovano ancora oggi. A Vico Equense, nella frazione di Moiano, esiste l’unica chiesa al mondo dedicata specificatamente a San Renato di Sorrento.

Gli Angioini notarono immediatamente le somiglianze tra i due santi omonimi. Entrambi erano rappresentati come uomini anziani, calvi, con lunghe barbe bianche. Entrambi erano vissuti nel V secolo ed erano stati vescovi. Questa coincidenza favorì la fusione dei due culti in un’unica tradizione devozionale.

Nacque così una leggenda che spiegava l’apparente duplicazione: il vescovo Renato di Angers, ormai anziano, sarebbe giunto fino a Sorrento, dove visse come eremita nelle grotte delle colline. Il popolo sorrentino, riconosciutane la santità, lo avrebbe poi eletto pastore della diocesi locale.

 

 

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