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Home » Cultura » Storia » Chi era Anna Bolena, la regina che perse la testa (letteralmente) per Enrico VIII

Chi era Anna Bolena, la regina che perse la testa (letteralmente) per Enrico VIII

Anna Bolena fu la prima regina d'Inghilterra giustiziata. Il boia fu chiamato prima del processo: i dettagli oscuri della sua esecuzione ordinata da Enrico VIII.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino25 Gennaio 2026
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Il primo colloquio tra re Enrico VIII e Anna Bolena, secondo un'illustrazione di Daniel Maclise
Il primo colloquio tra re Enrico VIII e Anna Bolena, secondo un'illustrazione di Daniel Maclise (fonte: Wikipedia)

Anna Bolena fu la prima regina d’Inghilterra a essere giustiziata, per volere del re Enrico VIII, inaugurando un tragico precedente nella storia monarchica britannica. Nata nel 1507 a Blickling Hall, nel Norfolk, Anna apparteneva a una famiglia nobile con radici che risalivano al XIII secolo. Suo padre Thomas Bolena divenne conte del Wiltshire, mentre la madre Elizabeth Howard discendeva dai potentissimi Howard, collegati addirittura ai Plantageneti, l’antica dinastia reale inglese.

Prima di diventare regina, Anna lavorava come dama di compagnia di Caterina d’Aragona, la prima moglie di Enrico VIII. Il problema? Caterina aveva dato al re solo una figlia, Maria, e nessun erede maschio. Quando Enrico chiese al Papa di annullare il matrimonio, ricevette un secco rifiuto. La reazione del sovrano fu drastica: si autoproclamò capo della Chiesa anglicana, rompendo con Roma in quello che oggi chiamiamo Scisma anglicano. Il 25 gennaio 1533, dopo sette anni di corteggiamento, sposò finalmente Anna.

Quel matrimonio sconvolse l’Europa. Cambiò la religione ufficiale dell’Inghilterra e ridisegnò gli equilibri politici del continente. Nel settembre dello stesso anno nacque una bambina, Elisabetta, destinata a diventare una delle più grandi regine della storia. Ma Enrico voleva un maschio, e quando Anna ebbe due aborti spontanei nei tre anni successivi, il re cominciò a pensare che anche lei fosse “maledetta”.

Enrico VIII nella sua rappresentazione più celebre
Enrico VIII nella sua rappresentazione più celebre (fonte: Architas – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org)

Il 29 gennaio 1536 Anna perse un figlio maschio. Per Enrico fu la conferma definitiva: Dio stava punendo anche questo matrimonio. Nel frattempo aveva già adocchiato Jane Seymour, un’altra dama di corte che, proprio come Anna tempo prima, rifiutava di concedersi senza matrimonio. E siccome Caterina d’Aragona era morta pochi giorni prima, il re era tecnicamente libero di risposarsi.

La fine arrivò fulminea. Il 2 maggio 1536 Anna fu arrestata con accuse pesantissime: adulterio, tradimento e complotto per uccidere il re. Secondo l’accusa avrebbe avuto amanti tra i gentiluomini di corte, con cui avrebbe progettato di eliminare Enrico per prendere il potere. Tra gli accusati c’era persino suo fratello George, con l’aggravante dell’incesto.

Il processo fu orchestrato da Thomas Cromwell, il braccio destro del re. Tutti negarono, tranne il musicista Mark Smeaton che, torturato, confessò una relazione con la regina. Gli altri, essendo nobili, non potevano essere torturati per legge. Il 15 maggio Anna fu condannata a morte da una corte presieduta da suo zio, il duca di Norfolk. La sentenza originale prevedeva il rogo, ma fu commutata in decapitazione.

Un documento scoperto recentemente negli archivi nazionali inglesi ha rivelato dettagli agghiaccianti: le istruzioni per l’esecuzione furono scritte personalmente da Enrico VIII. La storica Tracy Borman le definisce una delle scoperte più significative degli ultimi anni, perché dimostrano quanto tutto fosse premeditato. Il re specificò persino che Anna doveva essere decapitata con una spada, non con la scure tradizionale inglese che spesso richiedeva più colpi.

Il dettaglio più inquietante? Il boia francese, specializzato nell’uso della spada, fu convocato dalla Francia prima ancora che il processo si concludesse. Enrico aveva già deciso.

Il 19 maggio 1536, poco prima dell’alba, Anna chiese di assistere a una messa e giurò la propria innocenza ricevendo l’eucarestia. Alle otto lasciò le stanze dove tre anni prima si era preparata per le nozze regali. Indossava una veste di damasco grigio scuro con pelliccia e un mantello di ermellino, con i capelli nascosti sotto una cuffia e un cappuccio.

I cancelli della Torre non furono chiusi in tempo e circa mille persone assistettero all’esecuzione. Anna parlò alla folla chiedendo preghiere per sé, per il re e per chi l’aveva condannata. Non disse una parola contro Enrico, probabilmente per proteggere la piccola Elisabetta da eventuali ritorsioni, o forse sperando in un’impossibile grazia dell’ultimo minuto. Non sapeva che la sera prima l’arcivescovo di Canterbury aveva dichiarato nullo il suo matrimonio, togliendo a Elisabetta ogni diritto al trono.

Dopo il discorso, ringraziò chi l’accompagnava, perdonò il boia e gli consegnò un sacchetto di monete da dare ai poveri. Poi chinò il capo. Con quella morte Anna Bolena entrò nella storia come la prima regina d’Inghilterra giustiziata, ma lasciò anche un’eredità straordinaria: sua figlia Elisabetta I divenne una delle sovrane più potenti e amate che l’Inghilterra abbia mai avuto. Un’ironia della storia che nemmeno Enrico VIII avrebbe potuto immaginare.

 

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