Tutti conosciamo la storia romantica del Thanksgiving ovvero il Giorno del Ringraziamento: pellegrini e nativi americani seduti insieme a condividere un pasto per festeggiare il raccolto. Ma la realtà storica racconta tutt’altro. E questo si lega a doppio filo con il controverso e mai del tutto chiarito rapporto tra nativi americani e colonialisti.
Quando la nave Mayflower arrivò nel Massachusetts, i coloni inglesi si stabilirono su terre abitate da secoli dai Wampanoag. Nel 1621 organizzarono una festa di tre giorni, ma non era quello che chiamavano “ringraziamento” (che per loro significava digiunare e pregare). Era piuttosto una celebrazione chiamata “rejoicing”.
I nativi non furono nemmeno invitati. Ousamequin, capo dei Wampanoag, aveva stretto un’alleanza con i coloni per difesa reciproca. Quando sentirono gli spari delle armi durante i festeggiamenti, pensarono a un attacco e si presentarono per onorare il patto. Dopo alcune discussioni rimasero tre giorni, ma questo non divenne mai una tradizione pacifica.

Prima ancora della Mayflower, circa quattro anni prima, gli europei avevano già raggiunto quelle terre portando malattie sconosciute che decimarono le popolazioni native. Questo rese molto più semplice per i colonizzatori prendere possesso dei territori. Inoltre, alcuni coloni arrivarono proprio con l’intento di rapire nativi americani per venderli come schiavi.
Nel 1637, dopo che alcuni volontari uccisero 700 persone della tribù Pequot, il governatore del Massachusetts John Winthrop dichiarò un giorno di ringraziamento. Questo massacro viene spesso citato come la prima vera origine ufficiale della festa che conosciamo oggi.
Fu solo nel 1863 che il presidente Abraham Lincoln stabilì il quarto giovedì di novembre come data fissa del Thanksgiving nazionale, consolidando la festività nella forma attuale.
Per le popolazioni indigene, questa festa può essere fonte di dolore. Rappresenta l’inizio di secoli di violenza, furti di terre e attacchi alla loro cultura. Gli United American Indians of New England celebrano da 48 anni il National Day of Mourning proprio il giorno del Thanksgiving, per onorare gli antenati e protestare contro il razzismo che ancora subiscono.
Alcuni considerano offensivo vedere persone vestirsi con copricapi indigeni “in onore” della festa, poiché si tratta di oggetti sacri ridotti a costume.
Non tutti i nativi americani vedono la festività allo stesso modo. Alcune comunità la considerano un giorno di lutto, altre hanno sentimenti più complessi. Figure come Sean Sherman, chef e autore indigeno, riconoscono sia il trauma storico sia le diverse modalità con cui ogni comunità sceglie di affrontare questa ricorrenza.
La verità è che il Thanksgiving non è la storia semplice e rassicurante che ci hanno insegnato. Conoscere i fatti storici significa rispettare la memoria di chi ha subito violenze e riconoscere che dietro ogni festività c’è una storia molto più complessa di quanto appaia.



