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Home » Cultura » Storia » Il mistero di Pompei: se il Vesuvio eruttò ad agosto, perché le vittime indossavano vestiti pesanti?

Il mistero di Pompei: se il Vesuvio eruttò ad agosto, perché le vittime indossavano vestiti pesanti?

Un enigma archeologico scuote le certezze su Pompei: i mantelli di lana delle vittime smentiscono l'estate. Quando esplose davvero il Vesuvio?
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino18 Dicembre 2025
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scorcio di Pompei
scorcio di Pompei (fonte: Unsplash)

Quando pensiamo all’eruzione del Vesuvio che cancellò Pompei ed Ercolano dalla faccia della Terra, la data che ci viene in mente è sempre la stessa: 24 agosto del 79 d.C. Ma se davvero quel terribile giorno fosse stato una caldissima giornata estiva sul golfo di Napoli, come mai molte vittime furono trovate con indosso pesanti mantelli di lana?

Questo interrogativo ha tormentato gli studiosi per decenni, e ancora oggi il dibattito è tutt’altro che chiuso. Anzi, negli ultimi anni si è fatto ancora più acceso.

Il gruppo di ricerca ÁTROPOS dell’Università di Valencia ha analizzato con attenzione 14 calchi di vittime conservati a Pompei, esaminando proprio ciò che indossavano in quei momenti finali. I risultati hanno confermato i sospetti: diverse persone erano avvolte in tuniche e mantelli di lana spessa, sia dentro le case che per le strade.

Llorenç Alapont, l’archeologo e antropologo che ha guidato lo studio, ha spiegato che la tessitura dei tessuti lascia pochi dubbi: si trattava di lana pesante, quella che oggi useremmo in autunno o inverno, non certo sotto il sole cocente di agosto. In quattro casi particolari, i ricercatori sono riusciti persino a ricostruire il tipo di intreccio dei fili, scoprendo trame davvero spesse.

bellissimo scorcio di Pompei
bellissimo scorcio di Pompei (fonte: Unsplash)

Ma c’è un dettaglio ancora più interessante emerso dalla ricerca presentata di recente a una conferenza internazionale: chi si trovava fuori dalle abitazioni indossava vestiti pesanti e protettivi, mentre chi era rimasto in casa aveva abiti più leggeri e quotidiani. Cosa significa? Forse che chi era uscito si stava proteggendo da condizioni atmosferiche particolari, come gas tossici o temperature insolitamente basse.

Gli abiti pesanti sono solo un tassello di un enigma più grande. Scavando tra le ceneri, gli archeologi hanno trovato altri elementi che stonano con l’idea di un’eruzione estiva: frutta autunnale come melograni, fichi secchi, castagne e noci, bracieri accesi nelle case con tanto di braci ancora presenti, e perfino anfore di mosto in fermentazione, segno che la vendemmia era già avvenuta.

Nel 2018, poi, è emersa quella che sembrava la prova definitiva: un’iscrizione a carboncino su una parete di Pompei che riportava la data del 17 ottobre. Le scritte a carboncino si cancellano facilmente, quindi difficilmente poteva essere vecchia di mesi. Nel 2022, uno studio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha concluso che l’eruzione avvenne tra il 24 e il 25 ottobre, spostando ufficialmente la datazione dall’estate all’autunno.

Ma la storia non finisce qui. A dicembre 2024, un nuovo articolo scientifico ha riportato la data al 24 agosto tradizionale, rimettendo tutto in discussione. Sembra proprio che Plinio il Giovane, che raccontò l’eruzione in una famosa lettera a Tacito scrivendola il 24 agosto, avesse ragione fin dall’inizio.

Come è possibile? Il dibattito continua perché alcuni elementi a favore della data autunnale non convincono tutti gli studiosi. L’iscrizione del 17 ottobre, per esempio, non riporta l’anno: potrebbe teoricamente risalire a mesi prima dell’eruzione e essersi conservata perfettamente.

Perché è così importante stabilire la data esatta? Non si tratta solo di una curiosità da appassionati. Come hanno sottolineato gli esperti durante la recente conferenza di Boscoreale, le date sono “evocative della storia” e fondamentali per comprendere gli eventi, le dinamiche sociali e le condizioni di vita dell’epoca.

I calchi delle vittime di Pompei rappresentano un documento unico: grazie alla tecnica sviluppata dagli archeologi, che hanno riempito di gesso i vuoti lasciati dai corpi decomposti, possiamo vedere esattamente come erano vestite quelle persone, persino la trama dei loro tessuti. È come avere una fotografia istantanea di un giorno specifico di quasi duemila anni fa.

“Studiando i calchi possiamo scoprire come le persone si vestivano in un giorno preciso della storia”, ha spiegato Alapont. “Possiamo capire il tipo di tessuto e come i fili erano intrecciati”. Non sappiamo ancora con certezza se quegli indumenti pesanti servissero a proteggersi dai gas velenosi, dal calore dell’eruzione o semplicemente dal freddo di una giornata autunnale.

Oggi, a quasi duemila anni da quella tragedia, Pompei continua a interrogarci. Gli studiosi si dividono tra chi sostiene la data estiva tradizionale e chi punta sull’autunno, con entrambe le parti che portano prove convincenti. Forse la risposta definitiva arriverà da nuove scoperte archeologiche, o forse da tecnologie ancora più avanzate per analizzare i reperti.

Una cosa è certa: quei mantelli di lana addosso alle vittime restano un enigma affascinante, un dettaglio apparentemente piccolo che potrebbe riscrivere uno dei capitoli più drammatici della storia antica. E mentre gli archeologi continuano a discutere, Pompei conserva i suoi segreti sotto strati di cenere solidificata, pronta a sorprenderci ancora.

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