Tutti gli uomini del Presidente, è un film, uscito nelle sale americane il 9 aprile del 1976, diretto da Alan J. Pakula con Robert Redford e Dustin Hoffman. Esso è tratto dall’omonimo libro di Bob Woodward e Carl Bernstein, due giornalisti del Washington Post che nel 1972 indagarono su un episodio di intercettazioni illegali che sarebbe poi diventato noto come lo scandalo Watergate, portando alle dimissioni dell’allora Presidente Richard Nixon per impeachment. La pellicola, considerata per lungo tempo il miglior film sul giornalismo della storia, ottenne un grande successo e ricevette 8 nomination agli Oscar, vincendone 4. Parliamo allora della storia vera a cui si è ispirato.
Tutto ha inizio il 17 giugno 1972, quando una guardia di sicurezza impiegata nel complesso edilizio del Watergate, a Washington D.C., si accorge della probabile presenza di intrusi e allerta la polizia, che procede con l’arresto di 5 uomini. Essi sono accusati di essersi introdotti al sesto piano del Watergate Office Building, in cui ha sede il quartier generale del Comitato Nazionale Democratico, una frangia del Partito Democratico che si occupa di organizzare campagne e raccolte fondi. La presenza degli stessi uomini all’interno dell’edificio già 3 settimane prima insospettisce l’FBI, chiamata a indagare sulla vicenda.
Salta subito all’occhio il fatto che gli indagati hanno con sé attrezzature di sorveglianza piuttosto sofisticate e sono in possesso di dati (come alcuni numeri della Casa Bianca) a cui dei semplici ladri non potrebbero avere accesso. In più uno di loro, James McCord, è un ex membro di CIA ed FBI e soprattutto un membro attuale del CRP (Comitato per la rielezione del presidente), che si occupa di finanziare la campagna di rielezione dell’attuale presidente Richard Nixon. Si fa strada dunque il sospetto di un collegamento tra gli intrusi e la Casa Bianca. Si scoprirà solo in seguito a lunghe indagini che l’episodio di effrazione rientra in un più ampio progetto di intercettazioni e spionaggio avviato dallo staff di Nixon per sabotare gli avversari politici e facilitarne la rielezione.

La Casa Bianca prende ufficialmente le distanze dalla vicenda in più occasioni, la prima delle quali è ad appena 2 giorni dall’arresto dei 5 scassinatori, e nega qualsiasi coinvolgimento anche nei mesi successivi. Il Partito Democratico cerca di usare quanto accaduto a proprio vantaggio, per screditare quanto possibile il Presidente, ma l’opinione pubblica non sembra troppo interessata all’indagine, che viene riportata solo da pochi giornali. Uno di questi è il Washington Post, che ne segue scrupolosamente l’evoluzione: l’incarico è affidato ai giovani reporter Bob Woodward (ex ufficiale della Marina Militare) e il più esperto Carl Bernstein (che nel 1976 sposerà la scrittrice Nora Ephron). Essi si impegnano per raccogliere quante più informazioni possibile, e vengono messi sulla pista giusta anche grazie a una criptica fonte riservata di Woodward denominata Gola Profonda (che solo nel 2005 si scoprirà essere il vicedirettore dell’FBI Mark Felt).
È anche grazie al lavoro dei due cronisti che l’indagine, più volte sul punto di chiudersi o arenarsi, amplia il raggio delle proprie ricerche, giungendo a ipotizzare il coinvolgimento dello stesso Nixon nello scandalo Watergate; diversi membri del suo staff di aiutanti verranno inoltre condannati per aver attivamente ostacolato le indagini tra il 1972 e il 1974. È proprio in questa occasione che la Camera dei rappresentanti avvia la procedura di impeachment del Presidente: pur avendo trionfato alle elezioni di due anni prima, Nixon è costretto a dimettersi il 9 agosto 1974, e viene sostituito dal suo vice Gerald Ford.



