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Home » Cultura » Storia » Nassiriya: 28 morti, un camion bomba e l’attentato che l’Italia non può dimenticare

Nassiriya: 28 morti, un camion bomba e l’attentato che l’Italia non può dimenticare

Attentato Nassiriya 12 novembre 2003: 28 morti tra cui 19 italiani. La storia della strage alla base Maestrale, l'operazione Antica Babilonia e la memoria delle vittime.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene12 Novembre 2025
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L'omaggio ai caduti di Nassiriya all'Altare della Patria, nel 2003
L'omaggio ai caduti di Nassiriya all'Altare della Patria, nel 2003 (fonte: indeciso42 - Opera propria, CC BY 4.0 / Wikimedia Commons)
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Il 12 novembre 2003 segna una delle pagine più dolorose della storia militare italiana recente. Alle 10:40 ora locale, le 8:40 in Italia, un camion cisterna carico di esplosivo si lanciò contro la base Maestrale di Nassiriya, in Iraq, dove operavano i carabinieri e i militari del contingente italiano impegnato nell’operazione Antica Babilonia. L’esplosione devastò la struttura, provocando anche la deflagrazione del deposito munizioni. Il bilancio fu drammatico: 28 morti, di cui 19 italiani tra cui 12 carabinieri, 5 soldati dell’esercito e 2 civili, oltre a 9 cittadini iracheni. Venti furono i feriti.

La base Maestrale, situata nel cuore di Nassiriya, capoluogo della regione irachena di Dhi Qar, ospitava il reggimento MSU/IRAQ della Multinational Specialized Unit, composto da personale dei carabinieri italiani e dalla gendarmeria romena. Durante il regime di Saddam Hussein, l’edificio era sede della camera di commercio. I carabinieri avevano scelto deliberatamente di posizionarsi nell’abitato, contrariamente alla strategia dell’esercito che preferiva basi distanti, per mantenere un contatto più stretto con la popolazione locale.

L’appuntato Andrea Filippa, di guardia all’ingresso della base principale, riuscì a uccidere i due attentatori prima che il camion potesse penetrare completamente all’interno della caserma. Il veicolo esplose sul cancello di entrata, evitando così una strage di proporzioni ancora più ampie. Nell’esplosione rimase coinvolta anche la troupe del regista Stefano Rolla, che si trovava sul luogo per girare uno sceneggiato sulla ricostruzione a Nassiriya da parte dei soldati italiani, insieme ai militari dell’esercito di scorta che si erano fermati per una sosta logistica.

Tra le vittime dell’attentato vi era il maresciallo maggiore Filippo Merlino, comandante della stazione dei carabinieri di Viadana, poi promosso sottotenente alla memoria. Ma anche il vicebrigadiere Domenico Intravaia, originario di Monreale, in Sicilia. Quest’anno, nel ventiduesimo anniversario della strage, il figlio Marco Intravaia, oggi deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, ha condiviso il peso di quella perdita: “Non è stato facile reagire, papà mi è mancato tanto e mi manca sempre. Era un padre affettuoso, allegro e disponibile, amava il suo lavoro, la divisa che indossava e servire il Paese, con umiltà e senso del dovere”.

L’attentato di Nassiriya si inserisce nel contesto dell’operazione Antica Babilonia, la missione italiana avviata il 15 luglio 2003 in seguito alla risoluzione ONU 1483 del 22 maggio dello stesso anno. La risoluzione, approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, invitava tutti gli Stati a contribuire alla rinascita dell’Iraq dopo la fine ufficiale della seconda guerra del Golfo, dichiarata il 1° maggio 2003. L’Italia partecipò fornendo unità militari dislocate nel sud del Paese, con base principale proprio a Nassiriya, sede di importanti giacimenti petroliferi.

#12novembre 2003: la base italiana di Nassiriya (Iraq) è colpita da un attacco terroristico. 19 vittime. La legge 162/2009 riconosce quella data “Giornata del ricordo dei Caduti nelle missioni internazionali per la pace”. Informativa del Governo: https://t.co/X0XjNxcELn pic.twitter.com/sZIJ1RIojj

— Camera dei deputati (@Montecitorio) November 12, 2025

Gli obiettivi della missione italiana erano molteplici e ambiziosi: dalla ricostruzione del comparto sicurezza iracheno attraverso l’assistenza per l’addestramento delle forze locali, al ripristino delle infrastrutture pubbliche e alla riattivazione dei servizi essenziali. Il contingente si occupava anche di controllo del territorio, contrasto alla criminalità, attività di bonifica e concorso all’ordine pubblico. Si trattava di un’operazione militare con finalità di peacekeeping, ovvero di mantenimento della pace.

Due mesi dopo l’attentato del 12 novembre 2003, il reggimento dei carabinieri lasciò definitivamente anche la base Libeccio, l’altra sede situata a poche centinaia di metri dalla Maestrale e anch’essa danneggiata dall’esplosione. Il trasferimento avvenne verso Camp Mittica, nell’ex aeroporto di Tallil, a 7 chilometri da Nassiriya. Il comando dell’Italian Joint Task Force si trovava invece nella base White Horse, distante circa 4 chilometri dal comando statunitense.

Gli attentati contro le forze armate italiane a Nassiriya non si limitarono alla strage del 12 novembre 2003. Dal 2003 al 2006, quando la missione terminò ufficialmente il 1° dicembre, si verificarono diversi attacchi che provocarono un totale di circa 50 vittime, di cui 25 italiani. Gli attacchi erano opera di militanti di al-Qaeda e rappresentavano la difficoltà degli eserciti stranieri di stabilire un controllo pieno del territorio iracheno, nonostante la fine ufficiale della guerra.

Marco Intravaia, cresciuto nelle caserme come figlio di un carabiniere, ha trasformato il dolore in impegno civile: “Mi sarei voluto arruolare anche io, ma ho capito che si può servire la patria in tanti modi, anche attraverso l’impegno politico, quello inteso come reale servizio alla collettività. Mi sento comunque parte della grande famiglia dell’Arma e conservo dentro di me la frase del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: gli alamari sono cuciti sulla pelle”. La sua testimonianza rappresenta la voce di una generazione cresciuta con il peso della memoria e la responsabilità di custodire i valori di chi ha servito lo Stato fino all’estremo sacrificio.

Ogni anno, il 12 novembre, l’Italia celebra la Giornata Nazionale della Memoria per i Caduti Civili e Militari nelle Missioni Internazionali per la Pace, istituita per onorare chi ha sacrificato la vita al servizio del Paese in operazioni internazionali. A Viadana, presso il cimitero comunale, si tiene una cerimonia commemorativa in ricordo del sottotenente Filippo Merlino, con la deposizione di una corona di fiori davanti al monumento funerario dedicato a lui e a tutte le vittime dell’attentato. A Monreale, il sindaco e il comandante della legione carabinieri Sicilia rendono omaggio sulla tomba del vicebrigadiere Domenico Intravaia, mentre a Palermo il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana depone una corona sulla lapide che ricorda l’eccidio all’interno di Palazzo dei Normanni.

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