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Home » Cultura » Storia » Naufragarono su un’isola e lì rimasero per oltre un anno: cosa fanno oggi quei ragazzini di Tonga

Naufragarono su un’isola e lì rimasero per oltre un anno: cosa fanno oggi quei ragazzini di Tonga

La vera storia di Robinson Crusoe è accaduta 60 anni fa: sei ragazzi di Tonga naufragarono su un'isola deserta e rimasero lì per un anno intero. Ecco la loro incredibile impresa.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino16 Dicembre 2025
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uno scorcio delle isole Tonga
uno scorcio delle isole Tonga (fonte: Unsplash)

Nel lontano 1965, il Regno di Tonga, un arcipelago nel vasto Oceano Pacifico, era un luogo povero ma ricco di sognatori. Sei studenti adolescenti, stanchi delle rigide regole della loro scuola cattolica, decisero che la vita era troppo lenta. Così, una sera di luglio, i sei ragazzi, Luke Veloso, 16 anni; Tevita Siola’a, detto David, 15 anni; Sione Fataua, 17 anni; Tevita Fatai Latu, detto Stephen, 17 anni; Kolo Fekitoa, 17 anni; e Sione Filipe Totau, detto Mano, 16 anni, salirono su un vecchio peschereccio e salparono di nascosto, senza bussola né carte nautiche, portando con sé solo qualche banana e cocco. Volevano raggiungere le Fiji, a quasi mille chilometri di distanza, in cerca di fortuna e avventura.

L’euforia della fuga durò pochissimo. L’Oceano si scatenò in una violenta tempesta e l’imbarcazione fu distrutta. Il vento strappò la vela e il mare spezzò il timone, lasciandoli in balia delle onde per otto giorni. Quando la speranza sembrava persa, avvistarono un cono roccioso all’orizzonte: l’isola vulcanica di ‘Ata, la più meridionale delle Tonga.

L’isola di ‘Ata era completamente disabitata dal lontano 1863, quando i suoi abitanti furono rapiti da mercanti di schiavi. Quando i sei ragazzi approdarono, scalando la scogliera a mani nude, trovarono solo un luogo selvaggio, ma non del tutto vuoto. Trovarono i resti di antiche piantagioni abbandonate e qualche pollo selvatico.

Iniziò così una vera lotta per la sopravvivenza che durò quindici mesi. Quegli stessi ragazzi che odiavano la disciplina a scuola, capirono che solo le regole ferree li avrebbero salvati. Stabilirono una routine rigorosa: uno badava al fuoco, altri cercavano cibo e altri ancora si occupavano di raccogliere l’acqua piovana. La regola d’oro era la cooperazione assoluta. Se qualcuno si arrabbiava o litigava, veniva mandato a camminare finché non si fosse calmato.

Con il tempo, l’isola divenne la loro casa. Costruirono capanne usando tronchi e foglie di banano, scavarono una cisterna per l’acqua e trovarono persino una vecchia chitarra arrugginita che ripararono con fili di metallo. Ogni sera, si riunivano per suonare e cantare davanti al fuoco, come facevano a casa.

Mentre a Tongatapu tutti li davano per dispersi, il salvataggio arrivò l’11 settembre 1966. Un pescatore australiano notò per caso del fumo che saliva dall’isola deserta e si avvicinò. Trovò i sei ragazzi, sani, con barbe lunghe ma in ottima salute e con una comunità ben organizzata alle spalle.

La loro storia, citata nel libro Una nuova storia (non cinica) dell’umanità, fece il giro del mondo. Molti anni dopo l’incredibile avventura, uno dei sei naufraghi, Luke Veloso, divenne un campione di boxe. Oggi, quattro di loro sono ancora vivi, e di tanto in tanto riparlano della straordinaria esperienza che hanno vissuto.

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