È una delle leggende metropolitane più diffuse: Babbo Natale sarebbe vestito di rosso perché la Coca-Cola, negli anni ’30, decise di fargli indossare i colori del proprio brand per una campagna pubblicitaria. Ma le cose sono andate davvero così? La verità storica è molto più complessa e affascinante, e ci svela come una figura leggendaria si sia evoluta attraverso i secoli fondendo radici religiose, folklore nordico e, solo infine, il potere della comunicazione moderna.
La figura di Babbo Natale deriva da San Nicola, vescovo di Myra vissuto nel IV secolo, che indossava abitualmente paramenti ecclesiastici di colore rosso e bianco. Già nelle illustrazioni del XIX secolo, ben prima della nascita della famosa bevanda gassata, Santa Claus appariva in diverse vesti: a volte era un elfo magro in tunica verde (legato al paganesimo dei boschi), altre volte un uomo corpulento in blu o marrone.

Tuttavia, il rosso era già il colore predominante nelle illustrazioni di Thomas Nast, un celebre vignettista americano che nel 1860 disegnò un Babbo Natale molto simile a quello moderno per la rivista Harper’s Weekly. Nast lo immaginò con una grande pancia, la barba bianca e un abito rosso bordato di pelliccia bianca.
Quello che la Coca-Cola fece nel 1931, grazie all’illustratore Haddon Sundblom, non fu inventare il colore, ma standardizzare l’immagine. Sundblom diede a Babbo Natale un volto umano e bonario (ispirato a un suo amico venditore), rendendolo una figura rassicurante e “reale”.
Prima di allora, Santa Claus poteva essere un gigante spaventoso o un folletto minuscolo; dopo quelle pubblicità, divenne per tutti il nonno sorridente che conosciamo oggi. L’azienda ha avuto il merito (o la colpa, secondo i puristi) di trasformare un’icona del folklore in un simbolo globale e commerciale, ma il vestito rosso appartiene a una storia molto più antica, fatta di santi orientali e tradizioni europee che hanno attraversato l’oceano.



