Nelle scorse ore il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante una visita ufficiale in Slovenia, ha espresso profonda preoccupazione per l’escalation delle tensioni internazionali, paragonando la situazione attuale al clima precario che precedette la Prima Guerra Mondiale.
Riferendosi all’incidente dei droni russi precipitati in Polonia, Mattarella ha definito l’episodio “gravissimo“, sottolineando il rischio di “scivolare in un baratro di violenza incontrollato”, proprio come accadde nel 1914. Il capo dello Stato ha evidenziato come le “dichiarazioni minacciose del Cremlino“, unite alla crisi in Medio Oriente, alimentino un clima di instabilità globale.
Il Presidente, inoltre, ha condannato con fermezza l’attacco di Israele in Qatar, definendolo “inaccettabile“, e ha espresso preoccupazione per le conseguenze del conflitto a Gaza. La concomitanza di queste due crisi, secondo il presidente, rischia di innescare un conflitto “di dimensioni inimmaginabili e incontrollabili“.
Il paragone con il 1914, anno di inizio della Prima Guerra Mondiale, dunque, non è casuale. L’Europa di allora, pur attraversando un periodo di relativa pace, era percorsa da tensioni latenti che esplosero in seguito all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, per mano di Gavrilo Princip. Un sistema di alleanze e una serie di decisioni prese “come sonnambuli”, secondo la definizione dello storico Christopher Clark, portarono al disastro.

La Polonia, in particolare, vede nel comportamento della Russia di Putin un’inquietante analogia con l‘espansionismo di Hitler nel 1939. L’attacco dei droni russi sul suo territorio ha riacceso i timori di un’aggressione su larga scala.
Mattarella, pur senza usare esplicitamente l’espressione “terza guerra mondiale“, ha lanciato un chiaro monito alla comunità internazionale: la situazione attuale è estremamente pericolosa e richiede la massima cautela per evitare una catastrofe globale. La lezione del 1914, secondo il presidente, deve servire da monito. Secondo il presidente, dunque, la diplomazia e il dialogo sono gli unici strumenti per disinnescare le tensioni e preservare la pace.



