Nella seconda metà del XIII secolo un’elezione papale entrò nella storia come la più lunga e travagliata mai registrata dalla Chiesa cattolica: tra il 1268 e il 1271 i cardinali si riunirono nella città di Viterbo per scegliere il successore di papa Clemente IV. Quello che doveva essere un processo rapido si trasformò in un’Odissea di quasi 3 anni segnata da divisioni politiche, pressioni esterne e interventi drastici da parte di una popolazione esasperata. Il risultato fu l’elezione di Tedaldo Visconti, che prese il nome di Gregorio X, e la nascita del primo vero Conclave della storia.
Alla morte di Clemente IV erano solo 20 i cardinali che componevano il Sacro Collegio, ma si trattava di un gruppo profondamente frammentato, con due fazioni principali: la Pars Caroli, filofrancese e “guelfa” vicina a Carlo d’Angiò, e la Pars Imperii, filotedesca e “ghibellina” legata agli interessi imperiali; e come se non bastasse, i cardinali erano divisi in almeno 4 sottogruppi per motivi familiari o personali, cosa che rendeva impossibile raggiungere la maggioranza dei due terzi necessaria per l’elezione.
L’Europa intera fu nel frattempo scossa da vari eventi drammatici: l’esecuzione di Corradino di Svevia, ultimo erede degli Hohenstaufen, ordinata da Carlo d’Angiò nel 1268, aveva alimentato tensioni tra guelfi e ghibellini. E proprio a Viterbo, durante il Conclave, un altro episodio di sangue sconvolse la città: il 13 marzo 1271 Guido di Montfort, vicario di Carlo d’Angiò, assassinò brutalmente il cugino Enrico di Cornovaglia nella chiesa di San Silvestro, un crimine così efferato da essere immortalato da Dante nel XII Canto dell’Inferno. Questi eventi, uniti alle pressioni di re come Filippo III di Francia e dello stesso Carlo d’Angiò, resero l’atmosfera del Conclave a dir poco incandescente.
Per quasi un anno i cardinali si riunirono quotidianamente nella Cattedrale di San Lorenzo a Viterbo (poiché era tradizione eleggere il nuovo papa nella cattedrale della città in cui era morto quello precedente), votando senza successo e tornando poi alle loro residenze. La situazione di stallo esasperò il popolo viterbese, guidato dal podestà Alberto di Montebuono e dal carismatico capitano del Popolo Raniero Gatti: stanchi delle lungaggini, il 1° giugno 1270 i due ordinarono la chiusura delle porte della città e costrinsero i cardinali a trasferirsi nel Palazzo dei Papi, dove furono letteralmente segregati ossia clausi cum clave, chiusi a chiave.

E poiché questo ancora non bastava, per spronare i cardinali a decidere Raniero Gatti prese misure ancora più drastiche: prima ridusse il vitto, poi fece scoperchiare il tetto del Palazzo, esponendo i porporati alle intemperie; pare che l’idea sia nata da una battuta del cardinale Giovanni da Toledo, che ironizzò sullo Spirito Santo incapace di “penetrare” attraverso il tetto. Questa segregazione, durata circa tre settimane, fu allentata il 21 giugno 1270, quando ai cardinali fu concesso di occupare l’intero Palazzo, ma il divieto di uscire rimase. È così che si tenne il primo Conclave della storia, un termine che deriva proprio dall’espressione latina cum clave.
Tra i nomi presi in considerazione spiccavano figure come Filippo Benizi, che però fuggì ritenendosi indegno, e Bonaventura da Bagnoregio, che rifiutò categoricamente. Fu proprio Bonaventura, francescano originario della zona, a giocare un ruolo chiave: con le sue prediche infuocate esortò i cardinali a scegliere un candidato esterno al Sacro Collegio, capace di superare le divisioni. Dopo ben 1006 giorni di stallo, l’11 marzo 1271 l’arrivo a Viterbo del corteo reale con Carlo d’Angiò e Filippo III coincise con l’omicidio di Enrico di Cornovaglia: questo evento, paradossalmente, sbloccò la situazione, poiché l’indignazione generale e la frettolosa partenza dei monarchi ridussero le pressioni esterne.
Il 1° settembre 1271 i cardinali delegarono a una commissione di sei membri il compito di eleggere il papa entro 2 giorni, e in poche ore la scelta cadde su Tedaldo Visconti, un nobile piacentino noto per la sua integrità che in quel momento si trovava in Terrasanta al seguito della nona crociata. Visconti, semplice diacono, fu colto di sorpresa da questo annuncio ma si mise immediatamente in viaggio e raggiunse Viterbo il 10 febbraio 1272, fu ordinato sacerdote il 13 marzo e incoronato papa il 27 marzo con il nome di Gregorio X.
Per evitare che un simile caos si ripetesse alla sua morte, il nuovo papa convocò nel 1274 il Secondo Concilio di Lione, dove promulgò la costituzione apostolica Ubi Periculum. Questo documento, ispirato alle misure adottate dai viterbesi, stabilì regole rigide per i futuri Conclavi: segregazione dei cardinali, isolamento dal mondo esterno, riduzione graduale del cibo e persino la scomunica per i ritardatari. Sebbene sospesa e modificata nei decenni successivi, la Ubi Periculum gettò le basi per il moderno Conclave, ancora oggi regolato da principi simili.
