Immaginate di andare dal dottore per un banale mal di testa e ricevere come ricetta una pozione a base di teschio polverizzato o un sorso di vino tossico. Sembra la trama di un film horror, ma per secoli questa è stata la normale pratica medica. Recentemente, il Victoria and Albert Museum di Londra ha riportato l’attenzione su questo passato inquietante mostrando una “tazza antimoniale”. Nel XVII secolo, i pazienti bevevano vino lasciato a riposare in questi calici di antimonio, un metallo velenoso. L’obiettivo? Provocare un vomito violento per espellere i “cattivi umori”, convinti che svuotare il corpo coincidesse con il guarirlo.
Per millenni, la medicina si è basata sull’idea che il corpo dovesse essere “purgato” da ogni impurità. Il mercurio, un metallo liquido altamente tossico, era il protagonista assoluto di queste terapie, specialmente contro malattie terribili come la sifilide. I pazienti venivano cosparsi di lozioni, obbligati a ingoiare pillole o addirittura rinchiusi in camere per inalare vapori di mercurio. L’effetto era devastante: sudore, diarrea e perdita dei denti venivano scambiati dai medici per segnali di guarigione, mentre in realtà il corpo stava soccombendo a un gravissimo avvelenamento.

Ancora più estrema era la trapanazione, una tecnica che risale a 7000 anni fa e che consisteva nel praticare fori nel cranio per far “uscire” il dolore, la follia o gli spiriti maligni. Sebbene oggi la craniotomia sia una procedura neurochirurgica salvavita, per millenni è stata eseguita con strumenti rudimentali e senza alcuna igiene, portando a infezioni quasi sempre fatali.
Ancora più macabra era la cosiddetta medicina dei cadaveri. Basandosi sull’idea che “il simile cura il simile”, i medici prescrivevano sangue umano per le emorragie o grasso di condannati a morte per l’artrite. Durante il Rinascimento, divenne addirittura di moda consumare polvere di mummie egiziane, venduta nelle farmacie come una sorta di rimedio universale per ogni male.
Con il passare del tempo i pericoli non diminuirono. Tra il XVIII e il XIX secolo, alcuni medici pensarono che il latte di vacca o capra potesse sostituire il sangue umano nelle trasfusioni. Ovviamente, iniettare latte nelle vene scatenava reazioni immunitarie violente e coaguli mortali. Nello stesso periodo, nelle case di molte famiglie circolavano sciroppi “miracolosi” per calmare i neonati durante la dentizione. Prodotti come il Mrs. Winslow’s Soothing Syrup erano però bombe a base di morfina: i bambini smettevano di piangere semplicemente perché erano drogati, rischiando crisi respiratorie e overdose letali.
