Tutto inizia con un foglio di carta, qualche colonna di piombo tipografico e una visione controcorrente: quella di fare informazione senza dipendere da nessun partito. Il 5 marzo 1876 nasce a Milano il Corriere della Sera, destinato a diventare il quotidiano più letto e influente d’Italia. Un’impresa editoriale che, in un Paese appena uscito dall’Unità, scommette su qualcosa di rivoluzionario: i fatti al posto delle opinioni di parte.
L’Italia del tempo è una nazione giovane, unificata appena quindici anni prima. Le sfide sono enormi: costruire istituzioni, alfabetizzare la popolazione, forgiare un’identità collettiva. Il panorama dei giornali è dominato da fogli di schieramento, organi di partito o di fazione, dove l’informazione serve la propaganda. In questo contesto, il giornalista napoletano Eugenio Torelli Viollier, già collaboratore de L’Italia e della Gazzetta Piemontese, lancia un progetto editoriale diverso, ispirato ai grandi modelli anglosassoni: un giornale di cronaca, cultura e notizie dall’estero, con un’impostazione il più possibile indipendente.
Il primo numero costa cinque centesimi. La tiratura si aggira sulle 15.000 copie. Il formato è ridotto e il giornale esce nel tardo pomeriggio, per offrire ai lettori un aggiornamento fresco sugli eventi della giornata. Un dettaglio apparentemente secondario, l’orario di pubblicazione, che dà senso persino al nome scelto: il corriere della sera, appunto.

Il salto di qualità arriva nel 1900, quando la direzione passa a Luigi Albertini, considerato da molti storici del giornalismo il più grande direttore italiano del Novecento. Albertini riorganizza la redazione, espande la rete di corrispondenti dall’estero, introduce la stampa rotativa e porta la tiratura a cifre fino ad allora impensabili. Sotto la sua guida il Corriere diventa il quotidiano più letto d’Italia, autorevole punto di riferimento per la classe dirigente, gli intellettuali e il mondo degli affari. Firme illustri come Luigi Pirandello, Gabriele D’Annunzio e, più tardi, Dino Buzzati contribuiscono a fare della testata anche un laboratorio letterario di primo piano.
Il ventennio fascista segna una frattura profonda. Il regime non tollera voci autonome: nel 1925 Albertini è costretto ad abbandonare la direzione e il giornale si piega alla censura e alle direttive della propaganda. Un periodo doloroso, in cui la testata perde la sua indipendenza, pur mantenendo una certa autorevolezza formale. Con la fine della Seconda guerra mondiale e la caduta del fascismo, il Corriere rinasce come istituzione libera: nei decenni del boom economico consolida la propria leadership, approfondisce le inchieste e amplia l’offerta informativa al ritmo della crescita del Paese.
La sede storica del Corriere, in Via Solferino 28 a Milano, è un luogo che nel tempo ha assunto un valore quasi mitologico. Inaugurata nel 1904, la palazzina liberty con la sua celebre rotativa è diventata un punto di riferimento per generazioni di giornalisti italiani. Non è solo un edificio: è la casa di un modo di fare informazione. Nei corridoi di Via Solferino hanno lavorato firme come Indro Montanelli, Enzo Biagi e Giovanni Spadolini, voci che hanno contribuito a plasmare il dibattito pubblico nazionale per decenni.
Nel presente, il Corriere della Sera è controllato da RCS MediaGroup e affronta, come tutti i grandi quotidiani mondiali, la sfida epocale della transizione digitale. Il sito corriere.it è oggi tra i più visitati d’Italia, con oltre 12 milioni di utenti unici mensili, e la testata ha ampliato la propria offerta con podcast, newsletter tematiche, video e il longevo supplemento culturale La Lettura. Una storia lunga centocinquant’anni che continua a scriversi, pagina dopo pagina. O scroll dopo scroll.
