Solomon Northup è stato un uomo libero, un musicista talentuoso, un marito e padre devoto. Ma è anche diventato, suo malgrado, uno dei testimoni più diretti e sconvolgenti della schiavitù americana. La sua autobiografia del 1853, Twelve Years a Slave, ha ispirato l’omonimo film vincitore dell’Oscar nel 2014, diretto da Steve McQueen e interpretato da Chiwetel Ejiofor. Ma quali eventi incredibili hanno portato alla sua avventura drammatica ed unica?
Nato a Schroon Lake, nello stato di New York, nel luglio del 1807, Solomon Northup è figlio di un ex schiavo liberato. La sua famiglia gode di uno status relativamente stabile per l’epoca tanto che riceve un’istruzione di base e coltiva la passione per la musica, in particolare il violino. Si sposa con Anne Hampton e con lei ha tre figli. Lavora come carpentiere e musicista, ed è ben integrato nella società civile di Saratoga Springs.
Nel 1841, però, la sua vita cambia radicalmente. Ingannato da due uomini bianchi che gli promettono un ingaggio musicale a Washington, Northup viene drogato, rapito e venduto come schiavo con il nome di Platt, identità sotto la quale è costretto a vivere per dodici lunghi anni. Ma come è stato possibile il suo rapimento? All’epoca, la schiavitù era ancora legale nel sud degli Stati Uniti e l’identità di una persona nera libera non era facilmente difendibile se separata dalla documentazione ufficiale che gli era stata sottratta.
Durante gli anni di schiavitù, dunque, Northup lavora in diverse piantagioni in Louisiana. Le sue memorie raccontano in dettaglio la brutalità del sistema schiavista, le punizioni fisiche, la disumanizzazione, ma anche momenti di solidarietà tra gli schiavi. E grazie all’aiuto di un abolizionista canadese, Samuel Bass, che riesce a far recapitare una lettera alla sua famiglia e alle autorità dello Stato di New York. Nel 1853, con l’intervento del governatore Washington Hunt, poi, viene finalmente liberato.
Tornato a casa, Northup scrive la sua autobiografia con l’aiuto dell’avvocato David Wilson, in un’edizione che vende oltre 30.000 copie nei primi due anni. Il suo racconto viene ritenuto attendibile anche da storici e tribunali del tempo, confermando la veridicità degli eventi narrati. Northup inizia a viaggiare come conferenziere per la causa abolizionista, raccontando la sua esperienza in tutto il nord degli Stati Uniti.
Dopo il 1857, però, le tracce della sua vita si fanno confuse. Non si conoscono con certezza né la data né il luogo della sua morte. Alcune ipotesi lo vogliono attivo nella Underground Railroad, la rete segreta che aiuta gli schiavi a fuggire verso la libertà. Ma nulla è confermato.
Oggi, Solomon Northup è ricordato come una figura cruciale nella storia americana. La sua voce, sopravvissuta alla violenza del tempo, è diventata un documento storico insostituibile. La sua testimonianza continua a ispirare dibattiti, film, libri e ricerche sulla memoria della schiavitù.



