Gli archeologi hanno portato alla luce un insediamento dell’Età del Bronzo nel Kazakistan nordorientale che ribalta completamente le conoscenze sulle società delle steppe. La città di Semiyarka, risalente al 1600 a.C., si estendeva su 140 ettari, una superficie equivalente a circa 260 campi da calcio, rendendola di gran lunga il sito più grande del suo genere mai scoperto nella regione.
Il nome Semiyarka significa “Sette Valli” e descrive perfettamente il paesaggio di basse creste e avvallamenti su cui sorge l’insediamento. La città occupa una posizione strategica su un promontorio che domina il fiume Irtysh, offrendo una vista privilegiata sui movimenti attraverso le steppe e lungo il corso d’acqua. Questa collocazione geografica suggerisce che gli abitanti potessero controllare il traffico fluviale e terrestre della zona.
La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Antiquity, rivela una pianificazione urbana sorprendentemente sofisticata. Il sito presenta due lunghe file di tumuli rettangolari di circa un metro di altezza, che segnano le fondamenta di abitazioni recintate con diverse stanze. Le pareti erano costruite in mattoni di fango e le divisioni interne indicano che le famiglie intendevano stabilirsi permanentemente, non si trattava di accampamenti temporanei.

Al centro dell’insediamento si trova una struttura più grande, circa il doppio delle abitazioni circostanti. Gli archeologi ipotizzano che questo edificio potesse servire per cerimonie rituali, assemblee pubbliche o come residenza di una famiglia influente. La differenza dimensionale tra le case comuni e questa costruzione centrale dimostra una chiara organizzazione degli spazi urbani, con strade e aree aperte progettate intenzionalmente.
L’aspetto più rivoluzionario della scoperta si trova nel settore sudorientale dell’insediamento: una zona industriale dedicata alla produzione di bronzo stagno, la lega di rame e stagno che ha definito l’epoca. Gli scavi hanno recuperato crogioli, scorie metalliche e oggetti finiti, tra cui asce di bronzo perfettamente conservate. La quantità e la concentrazione dei residui di lavorazione indicano una produzione organizzata e intensa, protratta nel tempo.
Questa concentrazione di attività metallurgica rappresenta un elemento unico nel panorama archeologico del Kazakistan orientale. Semiyarka è il primo sito della regione con spazi significativi dedicati alla metallurgia e alla produzione di bronzo stagno su larga scala. Prima di questa scoperta, solo un altro insediamento della tarda Età del Bronzo, un sito minerario, era stato chiaramente collegato alla produzione di questa lega.
Semiyarka si trova nelle vicinanze delle fonti di rame e stagno dei Monti Altai, che fornivano i minerali necessari per il bronzo. Il fiume Irtysh collegava il sito a rotte commerciali che attraversavano le pianure e seguivano il corso d’acqua. I minerali potevano arrivare dalle montagne, i viaggiatori raggiungere la città via fiume o attraverso i sentieri della steppa, e gli artigiani specializzati trasformare le materie prime in oggetti metallici di valore.
Questa combinazione di accessibilità alle risorse e competenze tecniche probabilmente rese Semiyarka un centro regionale sia per il commercio che per la produzione. Gli oggetti rinvenuti suggeriscono che gli abitanti principali appartenessero al popolo Alekseevka-Sargary, uno dei primi gruppi della regione a costruire abitazioni permanenti all’interno di insediamenti formali.
I ritrovamenti archeologici dimostrano che le comunità dell’Età del Bronzo stavano sviluppando insediamenti sofisticati e pianificati, simili a quelli dei loro contemporanei in parti più tradizionalmente urbane del mondo antico.
Gli studiosi locali avevano notato l’insediamento più di 20 anni fa, ma solo ora è stato mappato nei dettagli completi e pubblicato formalmente. Restano ancora molte domande aperte sulla città delle Sette Valli. I ricercatori vogliono comprendere come fosse organizzata la produzione: chi controllava l’accesso a rame e stagno, come gli artigiani ottenevano il combustibile necessario, quanto lontano viaggiavano gli oggetti finiti dai laboratori.



