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Home » Cultura » Storia » Tomba di Goffredo Mameli, dov’è sepolto il giovane patriota?

Tomba di Goffredo Mameli, dov’è sepolto il giovane patriota?

Ecco dove si trova oggi la tomba di Goffredo Mameli, il giovane patriota morto a 21 anni, autore dell'inno nazionale italiano.
Simone FrigerioDi Simone Frigerio13 Febbraio 2024
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Un ritratto di Goffredo Mameli
Un ritratto di Goffredo Mameli

La tomba di Goffredo Mameli oggi si trova a Roma, al Gianicolo, presso il Mausoleo Ossario Garibaldino, un monumento funerario che omaggia i caduti per la liberazione di Roma, dal 1849 al 1870. Ma in precedenza i resti del giovane patriota erano stati tumulati in diversi luoghi di sepoltura.

La tomba di Goffredo Mameli
La tomba di Goffredo Mameli – Alamy

Dopo la prematura scomparsa avvenuta nel luglio del 1849 infatti, Mameli fu sepolto inizialmente presso la Chiesa di Santa Maria in Monticelli; successivamente le sue spoglie furono trasferite nel cimitero del Verano, dove, nel 1891, fu eretta un’elegante scultura funebre ad opera di Luciano Campisi. Infine, nel 1941, i resti del patriota furono definitivamente traslati nell’Ossario garibaldino appena completato. Mameli era spirato all’Ospizio (Ospedale) di Trinità dei Pellegrini.

Il giovane, da tempo impegnato nei moti di liberazione nazionalista (aveva partecipato con ardimento l’anno prima alle Cinque Giornate di Milano), nel 1849, alla notizia della costituzione della Seconda Repubblica Romana, in seguito all’assassinio del segretario Pontificio Pellegrino Rossi, decide di raggiungere i compatrioti per aiutarli a rintuzzare i contro-attacchi francesi. Ferito gravemente alla gamba sinistra durante la battaglia del Vascello, Mameli sarà costretto a subire l’amputazione dell’arto, ma ciò non basterà a salvarlo; il giovane, infatti, morirà per setticemia, nel primo pomeriggio del 6 luglio 1849.

La lapide sulla tomba di Goffredo Mameli
La lapide sulla tomba di Goffredo Mameli

A testimonianza del coraggio di Mameli resta anche la lapide, fatta inscrivere dalla madre, Adelaide Zoagli, nell’agosto 1849; “Però il mio dolore è profondo e lo tengo sacro, è tutto per me. Cerco di essere degna del figlio. E d’una italiana, me lo divinizzo, lo considero come un martire, e come tale non lo piango”

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