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Home » Cultura » “Zanardi equestre”, l’opera di Andrea Pazienza salvata dalla discarica e ora contesa tra un privato e il Comune di Cesena

“Zanardi equestre”, l’opera di Andrea Pazienza salvata dalla discarica e ora contesa tra un privato e il Comune di Cesena

Lo Zanardi equestre di Pazienza, opera monumentale del 1984, è stato salvato dalla discarica e custodito per 40 anni. La storia del dipinto ritrovato esposto al Maxxi.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene9 Gennaio 2026
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Andrea Pazienza
Andrea Pazienza (fonte: YouTube clive malcolm griffiths)

Un dipinto monumentale di Andrea Pazienza, rimasto nascosto per quasi quarant’anni, è tornato al centro dell’attenzione pubblica grazie alla sua esposizione al Maxxi dell’Aquila. L’opera, conosciuta come Zanardi equestre, misura circa quattro metri per tre e raffigura il celebre personaggio del fumettista a torso nudo su un cavallo rampante, mentre stringe una grande conchiglia a spirale da cui sgorga dell’acqua.

Il dipinto fu realizzato nell’estate del 1984 su un tavolato installato intorno alla fontana cinquecentesca progettata da Francesco Masini in piazza del Popolo a Cesena, durante i lavori di restauro del monumento. L’opera faceva parte di un progetto collettivo di decorazione che coinvolse anche altri due fumettisti, Ugo Bertotti e Giorgio Carpinteri, all’epoca insegnanti insieme a Pazienza presso la scuola Zio Feininger di Bologna, oltre ai loro studenti. Pazienza realizzò il suo pannello con l’aiuto proprio di questi ultimi, lavorando su vernice applicata al truciolato.

Terminati i lavori di restauro della fontana, i pannelli su cui lo Zanardi equestre era stato realizzato furono smontati in modo raffazzonato dagli operai incaricati, che distrussero tutti e quattro i dipinti commissionati dal Comune di Cesena. Fu solo grazie all’intervento della madre di Riccardo Pieri, un ragazzo cesenate che aveva contribuito alla realizzazione dell’opera, che i pezzi dello Zanardi furono salvati dall’abbandono in una discarica.

Pieri, oggi commercialista, ha custodito e restaurato lo Zanardi equestre per quasi 40 anni senza rendere pubblica la notizia del salvataggio. L’opera presenta ancora evidenti pezzi mancanti, testimonianza della distruzione subita. Le altre tre opere realizzate durante il progetto collettivo sono invece scomparse definitivamente.

Durante questi decenni, Pieri ha autorizzato a titolo gratuito prestiti del dipinto per mostre dedicate all’opera di Pazienza, come quelle al Vittoriale di Roma e a Palazzo Re Enzo di Bologna. Quando Michele Pazienza, fratello di Andrea, gli ha fatto richiesta, il proprietario ha sempre concesso l’esposizione dell’opera.

Come un vecchio murale di Andrea Pazienza è tornato a far discutere – https://t.co/8q9oZLSAxu pic.twitter.com/jkbV23PIIr

— Fumettologica (@fumettologica) January 9, 2026


La recente esposizione al Maxxi dell’Aquila, nell’ambito della mostra La matematica del segno dedicata al 70° anniversario della nascita di Pazienza, ha riacceso il dibattito sulla proprietà dell’opera e sul ruolo della città di Cesena. Il quotidiano Il Resto del Carlino ha pubblicato un articolo intitolato “Riappare il cavaliere di Pazienza”, attribuendo la riscoperta dell’opera a Daniele Braschi, co-rifondatore della manifestazione folcloristica Giostra dell’Incontro di Cesena.

Braschi ha raccontato di aver ritrovato lo Zanardi equestre grazie alle segnalazioni del fumettista cesenate Denis Medri, recandosi di persona a visionarlo per assicurarsi che si trattasse dell’opera originaria e confrontandola con alcune fotografie dell’epoca. L’uomo ha inoltre dichiarato di voler riportare l’opera a Cesena, per metterla a disposizione del Comune e magari posizionarla in un museo.

Al momento l’opera sembra appartenere a Riccardo Pieri, che l’ha salvata e custodita per decenni. Risulta archiviata, come riferisce l’edizione cesenate del Resto del Carlino, l’inchiesta per appropriazione indebita nei confronti di Pieri condotta dai carabinieri.

Sauro Turroni, ex senatore e all’epoca funzionario comunale che promosse l’iniziativa nel 1985, ha annunciato ricorso contro l’archiviazione dell’inchiesta. Secondo la sua posizione, l’opera fu commissionata e pagata dal Comune di Cesena e la distruzione da parte degli operai non ne cambierebbe la proprietà. La questione rimane quindi aperta, con implicazioni legali ancora da definire.

Impossibile, oggi, stimare il valore economico dell’opera, che rappresenta una delle ultime testimonianze del lavoro murale di Andrea Pazienza e l’unica sopravvissuta di quel progetto collettivo cesenate del 1984.

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