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Home » Salute » Alzheimer, un esame del sangue potrebbe predire l’età di insorgenza dei primi sintomi, grazie a un nuovo studio sulla proteina tau

Alzheimer, un esame del sangue potrebbe predire l’età di insorgenza dei primi sintomi, grazie a un nuovo studio sulla proteina tau

Un esame del sangue può predire l'Alzheimer e quando compariranno i sintomi: uno studio di Nature Medicine rileva la proteina tau anomala anni prima che la malattia si manifesti.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene20 Febbraio 2026
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persone anziane si abbracciano sulla panchina
persone anziane si abbracciano sulla panchina (fonte: Unsplash)

Un semplice esame del sangue potrebbe funzionare come un orologio molecolare capace di predire non solo se una persona svilupperà la malattia di Alzheimer, ma anche quando inizieranno a manifestarsi i sintomi. Questa promettente scoperta, pubblicata il 19 febbraio su Nature Medicine, rappresenta un potenziale punto di svolta nella lotta contro questa devastante malattia neurodegenerativa.

Il test si basa sulla rilevazione di una forma anomala della proteina tau che circola nel sangue e che inizia ad accumularsi nel cervello delle persone con Alzheimer molto prima della comparsa di sintomi evidenti come la perdita di memoria. Le proteine tau anomale possono formare fibre aggrovigliate che interrompono la comunicazione tra le cellule nervose del cervello, contribuendo al declino cognitivo caratteristico della malattia.

Secondo Suzanne Schindler, neurologa presso la Washington University School of Medicine di St. Louis e autrice principale dello studio, questa capacità predittiva potrebbe rivelarsi cruciale per intervenire nella malattia in una fase più precoce, quando i trattamenti hanno maggiori probabilità di essere efficaci. Tuttavia, la ricercatrice sottolinea che al momento non raccomanda che individui cognitivamente sani si sottopongano autonomamente a test di biomarcatori per l’Alzheimer, nonostante alcuni test basati sulla tau siano già disponibili per i consumatori.

I test di imaging cerebrale che rilevano la tau aggrovigliata vengono già utilizzati nella diagnosi dell’Alzheimer, e studi preliminari suggeriscono che potrebbero anche predire quando i sintomi della malattia inizieranno a manifestarsi. Tuttavia, queste tecniche di imaging sono complesse e costose, rendendo i test basati sul sangue un’alternativa più accessibile e pratica.

Due anziani che giocano a scacchi
Due anziani che giocano a scacchi (fonte: Unsplash)

Howard Fink, medico presso il Minneapolis Veterans Affairs Health Care System in Minnesota, evidenzia che la capacità di predire se e quando i pazienti svilupperanno sintomi di Alzheimer potrebbe essere particolarmente utile nella progettazione di studi clinici per interventi volti a prevenire o ritardare l’insorgenza dei sintomi. Un biomarcatore biologico misurabile potrebbe rendere gli studi clinici sui potenziali trattamenti per l’Alzheimer più semplici ed economici.

La ricerca sui test ematici per il rilevamento dell’Alzheimer sta avanzando rapidamente. Diversi test del sangue sono ora approvati per la malattia, aprendo nuove prospettive per la diagnosi precoce e il monitoraggio della progressione della malattia. L’accumulo di proteine tau anomale nel cervello avviene anni prima che i sintomi clinici diventino evidenti, creando una finestra temporale durante la quale degli interventi preventivi potrebbero potenzialmente modificare il decorso della malattia.

Se questo test sarà convalidato in studi più ampi, potrebbe trasformare radicalmente l’approccio clinico all’Alzheimer, spostando l’attenzione dalla gestione dei sintomi alla prevenzione e all’intervento precoce. La possibilità di identificare con precisione le persone a rischio e il momento probabile dell’insorgenza dei sintomi rappresenterebbe uno strumento fondamentale per medici, pazienti e famiglie nel pianificare le cure e gli interventi terapeutici necessari.

Nel frattempo, i ricercatori continuano a perfezionare questi strumenti diagnostici, esplorando come i test del sangue possano non solo prevedere il rischio di Alzheimer, ma anche monitorare l’efficacia dei trattamenti e fornire informazioni preziose sulla biologia della malattia. La strada verso una prevenzione efficace dell’Alzheimer passa sempre più attraverso la capacità di anticipare la malattia prima che danneggi irreversibilmente il cervello.

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