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Home » Salute » Obesità, la svolta arriva dal sangue dei pitoni: scoperta la molecola che “spegne” la fame senza nausea

Obesità, la svolta arriva dal sangue dei pitoni: scoperta la molecola che “spegne” la fame senza nausea

Scoperta nel sangue dei pitoni una molecola che riduce l'appetito e fa perdere peso senza nausea. Lo studio condotto dall'università di Stanford.
RedazioneDi Redazione20 Marzo 2026
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la testa di un pitone
La testa di un pitone (FreePik)

Un team di ricercatori ha individuato nel sangue dei pitoni una molecola capace di abbattere drasticamente l’appetito, aprendo la strada a una nuova generazione di farmaci contro l’obesità. Lo studio, condotto su topi affetti da sovrappeso, ha dimostrato che questa sostanza induce una rapida perdita di peso agendo direttamente sul cervello senza causare i tipici disturbi gastrici dei farmaci attuali. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Metabolism, si basa sull’incredibile capacità metabolica dei grandi serpenti di digerire prede enormi per poi restare a digiuno per mesi senza subire danni alla salute.

Un pitone reale
Un pitone reale (fonte: Unsplash)

I pitoni birmani sono veri e propri atleti del metabolismo: possono superare i 100 chilogrammi di peso e ingerire prede grandi quanto il loro intero corpo in un unico pasto. Dopo aver mangiato, il loro organismo subisce trasformazioni sbalorditive: il cuore si espande del 25% e il ritmo metabolico accelera di 4.000 volte per gestire la digestione. Una volta terminato questo processo, questi rettili sono in grado di sopravvivere senza cibo anche per un anno e mezzo.

Gli scienziati della Stanford University e dell’Università del Colorado Boulder hanno analizzato il sangue di questi animali per capire cosa scatenasse tali cambiamenti. Hanno scoperto che, poche ore dopo il pasto, i livelli di oltre 200 molecole aumentano significativamente. Tra queste, una in particolare, chiamata pTOS, ha attirato l’attenzione degli esperti poiché aumenta di oltre 1.000 volte dopo che il serpente ha mangiato.

La molecola pTOS viene prodotta dai batteri intestinali del pitone ed è presente, seppur in minime quantità, anche nell’urina umana. Quando i ricercatori hanno somministrato questa sostanza a topi di laboratorio obesi, hanno osservato un fenomeno sorprendente: i roditori hanno iniziato a rifiutare il cibo, perdendo il 9% del loro peso corporeo in soli 28 giorni.

A differenza dei farmaci oggi più famosi (come quelli a base di semaglutide), la molecola pTOS non sembra agire rallentando lo svuotamento dello stomaco. Il suo bersaglio è l’ipotalamo, una regione specifica del cervello che regola il senso di fame e i comportamenti alimentari. Questo meccanismo d’azione differente suggerisce che si possa ottenere un senso di sazietà profondo senza passare attraverso i segnali fisici di uno stomaco “pieno” o bloccato.

medico che misura giro vita
medico che misura giro vita

Uno dei limiti principali degli attuali trattamenti per l’obesità (noti come farmaci GLP-1) è la frequente comparsa di effetti indesiderati come nausea, stitichezza e dolori addominali. La ricerca suggerisce che la molecola derivata dai pitoni potrebbe offrire un’alternativa molto più tollerabile. Poiché la pTOS agisce sul cervello e non sul sistema digerente, i ricercatori sperano di poter eliminare i disturbi gastrointestinali che spesso costringono i pazienti a interrompere le cure.

Sebbene l’uomo e il serpente abbiano biologie molto distanti, lo studio di animali capaci di compiere sforzi fisiologici estremi permette di individuare percorsi metabolici comuni. Essendo la pTOS una sostanza già presente in natura nel corpo umano, le probabilità che risulti sicura per futuri test clinici sono considerate elevate dagli scienziati.

Nonostante l’entusiasmo, la strada verso una pillola o un’iniezione disponibile in farmacia richiede ancora tempo. Saranno necessari ulteriori studi per confermare che i risultati ottenuti sui topi siano replicabili sull’uomo con la stessa efficacia e sicurezza. Tuttavia, la professoressa Leslie Leinwand, che studia questi rettili da vent’anni, sottolinea come imparare dagli animali che si sono evoluti per gestire situazioni metaboliche estreme possa insegnare alla medicina moderna strategie del tutto inedite per combattere malattie croniche come l’obesità.

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