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Home » Innovazione » Scienza » Addio a James Watson, scoprì il segreto della vita ma fu spietato con Rosalind Franklin

Addio a James Watson, scoprì il segreto della vita ma fu spietato con Rosalind Franklin

Morto a 97 anni James Watson, scopritore del DNA, ma ancora brucia l'ingiustizia verso Rosalind Franklin che rese possibile la scoperta.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino8 Novembre 2025
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James Watson
James Watson (fonte: Pubblico dominio/ Wikimedia Commons)
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James Dewey Watson, il biologo e genetista americano che nel 1953 scoprì insieme a Francis Crick la struttura a doppia elica del DNA, è morto giovedì 6 novembre all’età di 97 anni. A darne notizia è stato il New York Times, riportando l’annuncio del Cold Spring Harbor Laboratory, con cui Watson aveva collaborato per decenni.

Nel 1962 Watson condivise il Premio Nobel per la Medicina con Francis Crick e con Maurice Wilkins, scienziato neozelandese naturalizzato britannico, per la scoperta che cambiò per sempre la storia della biologia. Ma dietro quel riconoscimento si nasconde una storia di ambizione, spregiudicatezza e un’ingiustizia mai sanata: il contributo fondamentale di Rosalind Franklin, la ricercatrice le cui immagini a raggi X furono decisive per la scoperta, non fu mai adeguatamente riconosciuto.

 

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Nato a Chicago nel 1928, figlio di un esattore e di un’impiegata universitaria, Watson mostrò un’intelligenza precoce: a 15 anni era già all’università. Dopo il dottorato all’Università dell’Indiana sotto la guida del premio Nobel Salvador Luria, si trasferì a Cambridge, dove incontrò Francis Crick al Cavendish Laboratory. La sfida che impegnava i migliori biologi dell’epoca era capire di cosa fossero fatti i geni, le unità fondamentali dell’ereditarietà, nonché dello sviluppo e della vita di tutti gli organismi sulla Terra.

Si era capito che i geni stavano negli acidi nucleici della cellula, ma quale struttura avevano e come funzionavano? Watson e Crick dovevano anticipare un temuto avversario: il chimico Linus Pauling, doppio Premio Nobel, che aveva descritto la configurazione tridimensionale di alcune proteine nel 1951 ed era sulla buona strada per comprendere anche quella del DNA.

I due giovani ricercatori del Cavendish unirono spregiudicatezza, fortuna e informazioni ottenute da colleghi, perché la scienza è un’impresa collettiva. Ma nell’aprile del 1953 poterono irrompere nell’Eagle Pub di Cambridge ad annunciare di avere scoperto il segreto della vita anche perché approfittarono della conoscenza anticipata dei lavori non ancora pubblicati di Rosalind Franklin, la grande esperta di diffrazione a raggi X del King’s College di Londra.

Fu decisiva in particolare la celebre Foto 51, un’immagine a diffrazione dalla quale si poteva evincere la struttura attorcigliata a doppia elica del DNA. Era stato proprio Maurice Wilkins a passare a Watson e Crick le immagini di Rosalind Franklin, senza il suo permesso. Watson ci aggiunse la comprensione della complementarità delle due eliche e dell’appaiamento delle basi azotate: adenina con timina e citosina con guanina, tenute insieme da ponti idrogeno.

L’articolo pubblicato su Nature il 25 aprile 1953 cominciava con un tono apparentemente dimesso: “Desideriamo suggerire una struttura per il sale dell’acido desossiribonucleico. Questa struttura presenta caratteristiche innovative di notevole interesse biologico“. Quella paginetta scarsa avrebbe cambiato per sempre la storia della scienza. Franklin è citata fra i ringraziamenti nell’articolo, insieme al suo supervisore Wilkins, ma il suo contributo cruciale non fu mai adeguatamente riconosciuto.

Franklin morì di tumore alle ovaie nel 1958, a soli 37 anni, probabilmente a causa della sovraesposizione alle radiazioni con le quali aveva lavorato per tutta la vita. Quattro anni dopo, nel 1962, Watson, Crick e Wilkins ricevettero il Nobel. Al di là delle accuse per aver sottratto informazioni cruciali senza un adeguato riconoscimento, Watson peggiorò la propria situazione dedicando alla collega, in libri e interviste successive, parole molto irrispettose e scorrette.

Nel celebre libro “La doppia elica”, pubblicato nel 1968, Watson raccontò l’impresa con un tono brillante ma polemico, con descrizioni sessiste della Franklin che suscitarono l’ira dei colleghi.

Dopo il Nobel, Watson continuò a esercitare un’enorme influenza sulla scienza contemporanea. Nel 1989 fu il primo direttore del Progetto Genoma Umano, la gigantesca impresa internazionale che portò nel 2000 alla mappatura completa dei geni umani. Era contrario all’idea che il libro della vita potesse essere brevettato, una posizione che la Corte Suprema statunitense confermò nel 2013.

Nei suoi 97 anni di vita, quelle contro Franklin non furono le uniche affermazioni sconvenienti di Watson. Non gli dispiaceva l’eugenetica e in merito alle presunte differenze biologiche tra le popolazioni umane si lasciò andare a dichiarazioni secondo cui le persone di colore sarebbero meno intelligenti dei bianchi e più inclini alla libido. A causa delle posizioni razziste e maschiliste, ogni volta maldestramente ritrattate, fu sospeso per un periodo dal Cold Spring Harbor Laboratory e nel 2019 gli furono revocate tutte le onorificenze.

 

 

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