Immaginate una stella enorme, tredici volte più grande del nostro Sole, che a un certo punto decide di uscire di scena. Di solito ci si aspetta un finale col botto, una supernova accecante che illumina l’intera galassia. Invece, nel cuore della vicina galassia di Andromeda, gli scienziati hanno assistito a qualcosa di mai visto prima: una stella è letteralmente “svanita” nel nulla, trasformandosi direttamente in un buco nero senza alcuna esplosione.
Il protagonista di questa scoperta è un team guidato da Kishalay De della Columbia University. Analizzando i dati d’archivio della missione NEOWISE, i ricercatori hanno notato che nel 2014 la stella M31-2014-DS1 ha iniziato a brillare intensamente nell’infrarosso per circa due anni, per poi scomparire rapidamente dalla vista dei telescopi ottici. È la prova che molti buchi neri non nascono dal caos di un’esplosione, ma da un collasso silenzioso e immediato.

Fino a oggi si pensava che le stelle massicce dovessero necessariamente esplodere per lasciare dietro di sé un buco nero. Tuttavia, i calcoli teorici suggerivano che a volte i neutrini (particelle piccolissime e sfuggenti) non riuscissero a innescare la deflagrazione, facendo sprofondare il cuore della stella su se stesso. Trovare un esempio reale era però come cercare un ago in un pagliaio cosmico, perché senza l’esplosione è difficilissimo accorgersi che una stella è morta.
La chiave del mistero è stata la polvere stellare. Prima di morire, queste giganti emettono enormi quantità di polvere; quando il nucleo crolla diventando un buco nero, l’energia prodotta dal gas che precipita all’interno scalda quella polvere, facendola brillare non di luce visibile, ma di calore (raggi infrarossi). È stato proprio questo debole “ultimo respiro” termico a permettere agli astronomi di identificare il passaggio di stato.
Questa scoperta suggerisce che il collasso diretto potrebbe essere molto più frequente di quanto immaginassimo. Se così fosse, il numero di buchi neri nell’universo sarebbe sottostimato. La buona notizia è che, sebbene la stella sia scomparsa, la polvere circostante continuerà a emettere un debole segnale per decenni: telescopi potentissimi come il James Webb (JWST) potranno studiarlo per anni, trasformando questo evento in un vero laboratorio spaziale per capire come nascono gli oggetti più oscuri del cosmo.



