L’esperienza creativa potrebbe rappresentare una chiave fondamentale per mantenere il cervello giovane e rallentare il processo di invecchiamento cerebrale. È quanto emerge da uno studio internazionale condotto da un gruppo di neuroscienziati in 13 paesi diversi, che ha analizzato gli effetti delle attività creative sulla salute del cervello attraverso l’utilizzo di un particolare orologio cerebrale basato sull’intelligenza artificiale.
La ricerca, guidata dai neuroscienziati Carlos Coronel e Agustín Ibáñez, ha coinvolto quasi 1.400 persone provenienti da diversi paesi. I risultati hanno dimostrato che attività creative come lezioni di danza, il tango si è rivelato particolarmente efficace, corsi d’arte, lezioni di musica o hobby come i videogiochi strategici hanno un impatto positivo misurabile sull’età biologica del cervello. Un dato sorprendente: più i partecipanti praticavano la loro forma d’arte, più giovani risultavano i loro orologi cerebrali.

Ma cosa si intende esattamente per salute cerebrale? Non è semplicemente l’assenza di malattie, ma piuttosto lo stato di funzionamento cognitivo, emotivo e sociale che permette alle persone di realizzare il proprio potenziale, mantenere il benessere e adattarsi ai cambiamenti nel corso della vita. Il cervello sano è capace di sostenere un’attività efficiente, resiliente e integrata che supporta la vita quotidiana.
L’invecchiamento cerebrale comprende i cambiamenti biologici e funzionali che avvengono nel cervello nel tempo, incluse modifiche nella struttura, nella connettività e nel metabolismo. Mentre un certo declino è naturale, il ritmo e il pattern di questi cambiamenti variano enormemente tra gli individui, riflettendo sia vulnerabilità che resilienza.
Per misurare l’età cerebrale, i ricercatori hanno utilizzato modelli di intelligenza artificiale chiamati orologi cerebrali. Questi strumenti confrontano dati di neuroimaging, elettrofisiologici o neuromolecolari con i pattern cerebrali normali lungo tutto l’arco della vita. Se l’orologio cerebrale indica un’età inferiore a quella cronologica, significa che il cervello funziona in modo più efficiente del previsto.
Lo studio, inoltre, ha raccolto dati registrando l’attività cerebrale dei partecipanti attraverso tecniche chiamate magnetoencefalografia ed elettroencefalografia, che misurano l’attività cerebrale in tempo reale. Il campione includeva ballerini di tango esperti, musicisti, artisti visivi e giocatori di videogiochi, oltre a non esperti dello stesso paese, età ed educazione, senza precedente esperienza nelle diverse discipline.
I risultati sono stati straordinariamente coerenti in ogni campo creativo. I ballerini di tango mostravano cervelli che apparivano più giovani di oltre sette anni rispetto alla loro età cronologica. Musicisti e artisti visivi avevano cervelli tra i cinque e i sei anni più giovani. I giocatori di videogiochi mostravano un cervello circa quattro anni più giovane.
Un elemento cruciale emerso dalla ricerca è che più le persone praticavano la loro arte, più forte era l’effetto. E non importava quale tipo di arte fosse. Le regioni, importanti per concentrazione e apprendimento, solitamente invecchiano per prime, ma la creatività sembra mantenere le loro connessioni più forti e flessibili.
La scoperta, dunque, ha implicazioni profonde: la creatività protegge aree cerebrali vulnerabili all’invecchiamento e rende la comunicazione cerebrale più efficiente, similmente alla costruzione di strade più numerose, più grandi e di qualità superiore per comunicare tra città all’interno di un paese. Questa ricerca ridefinisce la creatività non solo come fenomeno culturale o psicologico, ma anche come un percorso biologico verso la salute e la resilienza cerebrale. Dimostrando che l’impegno artistico può ritardare l’invecchiamento cerebrale, lo studio ci aiuta a immaginare il ruolo della creatività nell’educazione, nella salute pubblica e nelle società che invecchiano in modo diverso.



