Hai presente le stelle normali, come il nostro Sole? Brillano grazie alla fusione nucleare, un processo in cui gli elementi leggeri si scontrano e si uniscono per formarne di più pesanti (come l’idrogeno che diventa elio), liberando una quantità enorme di energia. Ora, immagina l’Universo appena nato, circa 13 miliardi di anni fa. Gli scienziati hanno trovato, grazie al James Webb Telescope, tre oggetti che potrebbero essere un tipo di stella completamente diverso: le “stelle oscure”.
Il nome è un po’ fuorviante. Non sono “oscure” perché non brillano, ma perché sono alimentate da una sostanza misteriosa che non riusciamo a vedere: la materia oscura.
La materia oscura costituisce circa il 27% dell’Universo. È ovunque, ma è un fantasma: non possiamo osservarla direttamente. Il motivo è semplice ma fondamentale. La materia che conosciamo (gli atomi, la Luna, noi stessi) è composta da particelle con carica elettrica (elettroni, protoni). Le cariche reagiscono alla luce (onde elettromagnetiche), permettendoci di vedere o rilevare questi oggetti. La materia oscura, invece, è formata da particelle elettricamente neutre, che non hanno carica. Per questo motivo, non reagisce né alla luce visibile, né a raggi X, né a onde radio. Possiamo studiarla solo grazie all’effetto gravitazionale che esercita su tutto ciò che la circonda.

Gli astrofisici ritengono che la materia oscura sia composta da particelle che sono anche le proprie antiparticelle. Cosa significa? Quando una particella incontra la sua antiparticella, si distruggono a vicenda in un’esplosione di energia, un processo chiamato annichilazione.
Secondo la teoria delle stelle oscure, nell’Universo primordiale, la materia oscura si accumulava in queste gigantesche nubi di gas. Le particelle si scontravano e si annichilivano di continuo, rilasciando energia sotto forma di calore. Questo calore impediva al gas (idrogeno ed elio) di collassare completamente e di innescare la fusione nucleare come fanno le stelle normali. Si formava così un oggetto enorme, alimentato non dalla fusione, ma dal riscaldamento della materia oscura. Queste stelle potrebbero essere vissute molto più a lungo di quelle normali, continuando a brillare finché attiravano materia oscura.
Se la scoperta del James Webb venisse confermata, non solo avremmo trovato una traccia della materia oscura (cosa che gli scienziati cercano da quasi un secolo), ma dovremmo anche riscrivere la storia di come sono nate le primissime luci nell’Universo.



