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Home » Salute » Scienza » Cos’è il genio? Saper sbagliare nel modo giusto, proprio come ha fatto (sei volte) Albert Einstein

Cos’è il genio? Saper sbagliare nel modo giusto, proprio come ha fatto (sei volte) Albert Einstein

Sei volte nella storia in cui Albert Einstein ha sbagliato (ma lo ha fatto con grande classe e sempre aprendo nuove strade alla Fisica)
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino21 Ottobre 2025
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murale su Einstein
murale su Einstein (fonte: Unsplash)

Quando pensi ad Albert Einstein, probabilmente immagini un uomo che aveva sempre ragione. Invece, uno dei più grandi fisici della storia ha commesso errori clamorosi. Ma proprio questi sbagli ci insegnano qualcosa di importante: essere un genio non significa non sbagliare mai, ma avere il coraggio di mettere in discussione le proprie idee e farsi domande che fanno avanzare la scienza.

1. Le onde gravitazionali? Troppo deboli per rilevarle

Nel 1916 Einstein previde che potenti increspature nello spaziotempo si propagassero attraverso l’universo come onde. Ma vent’anni dopo, nel 1936, ripensò ai suoi calcoli e cambiò idea: le onde gravitazionali non potevano esistere, secondo i suoi nuovi ragionamenti matematici. Scrisse perfino un articolo per negarne l’esistenza.

Quando la rivista scientifica inviò il suo lavoro a un esperto per la revisione, questi trovò un errore. Einstein, orgoglioso, ritirò l’articolo e lo inviò a un’altra rivista. Per fortuna, un suo collaboratore scoprì l’errore prima della pubblicazione e lo convinse a correggerlo. Einstein modificò la sua posizione: forse le onde gravitazionali esistono, ma sono troppo deboli per essere rilevate.

Si sbagliava di nuovo. Nel settembre 2015, esattamente 100 anni dopo la sua prima previsione, gli interferometri LIGO negli Stati Uniti catturarono le prime onde gravitazionali provenienti dalla collisione di due buchi neri. Einstein aveva ragione nel 1916, ma aveva torto quando pensava fossero impossibili da rilevare.

2. L’entanglement quantistico è assurdo

Einstein non odiava la fisica quantistica, come spesso si racconta. Semplicemente, pensava che la teoria fosse incompleta. Una delle cose che più lo turbava era l’entanglement quantistico: due particelle separate che rimangono misteriosamente collegate, tanto che misurando lo stato di una puoi prevedere quello dell’altra.

Secondo Einstein, questa connessione istantanea violava le leggi della fisica. Nel 1935, insieme ai colleghi Podolsky e Rosen, pubblicò un articolo che metteva in luce questo “paradosso” (chiamato EPR). Einstein era convinto che ci fosse qualche variabile nascosta che ancora non conoscevamo.

Gli esperimenti successivi hanno dimostrato che l’entanglement è reale e funziona esattamente come previsto dalla meccanica quantistica. Einstein aveva sollevato una questione fondamentale, ma la natura si è rivelata ancora più strana di quanto lui fosse disposto ad accettare.

3. Una teoria del tutto senza la fisica quantistica

Einstein trascorse gli ultimi 30 anni della sua vita cercando di unificare tutte le forze della natura in un’unica teoria. Il problema? Voleva farlo ignorando la meccanica quantistica, che considerava troppo caotica e arbitraria.

In una lettera del 1954, scrisse ironicamente: “Devo sembrare uno struzzo che nasconde per sempre la testa nella sabbia relativistica per non affrontare i malvagi quanti”.

Non ci riuscì mai. Oggi sappiamo che qualsiasi teoria unificata deve includere la meccanica quantistica. Ma il suo obiettivo è diventato il “Santo Graal” della fisica moderna, e molti scienziati stanno ancora cercando di realizzare il suo sogno, anche se con strumenti diversi da quelli che aveva immaginato.

4. L’universo è statico e non cambia

Per decenni Einstein credette che l’universo fosse immobile e immutabile. Per far tornare i conti nelle sue equazioni, aggiunse quella che lui stesso definì una “correzione matematica”: la costante cosmologica. Era una specie di forza misteriosa che controbilanciava la gravità, mantenendo tutto in equilibrio.

Quando si scoprì che l’universo si sta espandendo, Einstein abbandonò la costante cosmologica, considerandola un elemento arbitrario che aveva sbagliato ad aggiungere.

La svolta arrivò negli anni ’90: gli scienziati resuscitarono la costante cosmologica dandole un nuovo nome, “energia oscura“. Risultato? Einstein aveva ragione per caso: c’è davvero una forza misteriosa che contrasta la gravità, solo che non mantiene l’universo statico ma lo fa espandere sempre più velocemente.

5. I buchi neri non possono esistere

Einstein era contrario ai buchi neri. Anche se la sua teoria della relatività generale ne prevedeva l’esistenza, nel 1939 scrisse che erano fisicamente impossibili. Secondo lui, oggetti così estremi dove tutta la materia collassa in un punto (la singolarità) rappresentavano “una sventura per la teoria”.

Per Einstein, la matematica doveva essere elegante e ben definita. Le singolarità, invece, mandavano in frantumi tutte le sue belle equazioni.

Nel 2015 LIGO rilevò onde gravitazionali prodotte proprio dalla fusione di due buchi neri. Nel 2019, l’Event Horizon Telescope ha fotografato per la prima volta un buco nero supermassiccio. Oggi sappiamo che i buchi neri non solo esistono, ma sono abbondanti nell’universo.

6. “Dio non gioca a dadi”

Questa frase famosa riassume il fastidio di Einstein per la casualità nella fisica quantistica. Non è che rifiutasse l’indeterminismo in sé, ma era convinto che sotto la superficie ci fosse un livello di realtà più profondo e ordinato che ancora non avevamo scoperto.

Voleva una teoria più completa, più “pulita”, che eliminasse l’arbitrarietà dalla fisica. Questo lo spinse a cercare una teoria unificata e a mettere in discussione la meccanica quantistica.

Aveva torto? Dipende. La meccanica quantistica funziona perfettamente e ha superato ogni test. Ma le domande di Einstein hanno stimolato decenni di ricerche e continuano a far riflettere i fisici su cosa significhi davvero “capire” l’universo.

Gli errori di Einstein ci insegnano qualcosa di fondamentale: i grandi scienziati non sono persone che non sbagliano mai, ma persone che fanno le domande giuste e hanno il coraggio di mettere in discussione perfino le proprie teorie. Forse è proprio questo il vero genio: non avere sempre ragione, ma spingere l’umanità a cercare la verità, anche quando quella verità ti contraddice.

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