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Home » Salute » Scienza » Elon Musk e il “photobombing” selvaggio delle stelle: fino al 96% delle foto spaziali rovinate dai satelliti di Starlink

Elon Musk e il “photobombing” selvaggio delle stelle: fino al 96% delle foto spaziali rovinate dai satelliti di Starlink

I satelliti Starlink minacciano i telescopi spaziali. Uno studio NASA mostra che entro il 2035 il 96% delle immagini potrebbe essere rovinato da scie luminose.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino4 Dicembre 2025
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meraviglioso cielo stellato
meraviglioso cielo stellato

Negli ultimi anni, guardare il cielo notturno è diventato un’esperienza diversa. Non si vedono solo stelle e pianeti, ma anche file di luci che si muovono veloci: sono i satelliti Starlink di Elon Musk. Quello che sembrava uno spettacolo affascinante si sta rivelando un problema serio per chi studia l’universo.

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature, le scie luminose lasciate da questi satelliti potrebbero contaminare fino al 40% delle immagini del telescopio Hubble e addirittura il 96% di quelle di altri tre telescopi spaziali nel prossimo decennio. A guidare lo studio è stato Alejandro Serrano Borlaff, astrofisico spagnolo che lavora per la NASA in California.

Il problema nasce dalla crescita esplosiva del numero di satelliti artificiali. Nel 2019 ce n’erano circa 2.000 in orbita bassa, oggi sono saliti a 15.000. La maggior parte appartiene a Starlink, la rete di telecomunicazioni di Elon Musk, che conta oltre 9.000 satelliti posizionati a circa 550 chilometri dalla Terra. Ma non è sola: anche Amazon con Kuiper, OneWeb e la Cina con Guowang stanno lanciando le proprie flotte.

Se tutte le aziende realizzassero i loro progetti, nei prossimi dieci anni potrebbero esserci 560.000 satelliti in orbita. Per capire quanto è impressionante questo numero, basta pensare che negli ultimi quattro anni sono stati lanciati più satelliti che nei settant’anni precedenti di voli spaziali.

I ricercatori hanno simulato l’effetto di questo affollamento su quattro telescopi: il veterano Hubble, il cinese Xuntian (previsto per il 2026), l’europeo ARRAKIHS e lo SPHEREx della NASA (lanciato nel 2025).

un'immagine dello spazio
un’immagine dello spazio

I risultati sono allarmanti. Il telescopio Hubble potrebbe catturare involontariamente più di 2 satelliti per ogni fotografia. Il telescopio cinese Xuntian, che deve orbitare a bassa quota per essere raggiunto dagli astronauti della stazione spaziale Tiangong, potrebbe registrare ben 92 satelliti per singola esposizione. Per ARRAKIHS e SPHEREx, la contaminazione potrebbe arrivare rispettivamente al 96% e al 99% delle immagini.

Borlaff spiega la gravità della situazione con parole chiare: per la prima volta nella sua carriera dedicata a migliorare le osservazioni dei telescopi, ha scoperto qualcosa che peggiorerà nel futuro.

Non si tratta solo di una striscia luminosa che rovina l’estetica di una foto. I satelliti riflettono la luce del Sole con un’intensità che oscura dettagli cruciali dello spazio. Questo inquinamento luminoso può impedire agli astronomi di vedere variazioni nella luminosità di una stella che potrebbero indicare la presenza di un pianeta in orbita. “Perderai quell’informazione perché un satellite è passato davanti a te”, avverte Borlaff.

Tra i settori più colpiti c’è la ricerca sugli asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra. Le osservazioni che dipendono da momenti specifici o che cercano oggetti in movimento rischiano di perdere dati preziosi. Anche quando è possibile correggere parzialmente le immagini contaminate, questo comporta comunque una perdita di qualità.

Fortunatamente non tutti i telescopi sono vulnerabili. Strumenti potenti come il James Webb orbitano molto più lontano dalla Terra, abbastanza da evitare il problema. Anche Hubble, grazie al suo campo visivo più ristretto, è meno esposto rispetto ad altri. Ma questi telescopi rappresentano solo una piccola frazione delle osservazioni astronomiche totali e hanno un tempo operativo limitato.

Gli sforzi per ridurre l’impatto si sono rivelati insufficienti. SpaceX ha sperimentato satelliti “DarkSat” con rivestimenti speciali e la tecnologia VisorSat che riduce la riflessione fino al 70%, ma questi dispositivi tendono a surriscaldarsi e a emettere più luce infrarossa. Anche programmare le osservazioni per evitare i satelliti diventa sempre più complicato man mano che lo spazio si affolla.

Rafael Guzmán, responsabile del progetto ARRAKIHS, esprime forte preoccupazione per la direzione intrapresa dalle multinazionali. Tuttavia, precisa che il suo telescopio sarà orientato perpendicolarmente alla Terra, il che ridurrà significativamente il numero di satelliti nel campo visivo, portando l’impatto all’1% invece del 96% inizialmente stimato.

Carlos Corral dell’Agenzia Spaziale Europea sottolinea un problema più ampio: riempire il cielo con decine di migliaia di satelliti non è una buona idea per nessuno, né per i telescopi terrestri né per quelli spaziali.

Secondo Borlaff, c’è ancora tempo per trovare soluzioni prima che la situazione diventi insostenibile. Servirebbe maggiore coordinamento tra aziende e governi: forse collocando i satelliti in orbite più basse rispetto ai telescopi, o regolamentando meglio le zone di lancio. “Deve esserci un modo ottimale per posizionare le costellazioni e i telescopi spaziali in modo che possiamo coesistere in modo sostenibile”, conclude il ricercatore.

Il paradosso è che Elon Musk aveva promesso di minimizzare questi effetti e aveva esortato gli scienziati ad avventurarsi nello spazio invece di limitarsi agli osservatori terrestri. Ora, lo studio della NASA dimostra che nemmeno questa soluzione è sufficiente: i telescopi spaziali orbitano alle stesse altitudini dei satelliti per telecomunicazioni e gli incontri ravvicinati stanno diventando sempre più comuni.

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