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Home » Innovazione » Scienza » Hai un gatto in casa? Uno studio australiano ha scoperto un rischio nascosto per la mente

Hai un gatto in casa? Uno studio australiano ha scoperto un rischio nascosto per la mente

Uno studio su 17 ricerche rivela legame tra possesso di gatti e rischio schizofrenia. Il parassita Toxoplasma gondii potrebbe essere il responsabile.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino17 Novembre 2025
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gatto con sguardo inquisitore
gatto con sguardo inquisitore (fonte: Unsplash)
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Una revisione scientifica pubblicata su Schizophrenia Bulletin ha analizzato 17 studi condotti negli ultimi 44 anni in 11 paesi diversi, inclusi Stati Uniti e Regno Unito, per indagare una possibile connessione tra il possesso di gatti e lo sviluppo di disturbi correlati alla schizofrenia. I risultati suggeriscono l’esistenza di un’associazione significativa tra l’esposizione ai gatti e un aumentato rischio di sviluppare questi disturbi mentali.

Lo psichiatra John McGrath e i suoi colleghi del Queensland Centre for Mental Health Research in Australia hanno coordinato questa ampia revisione sistematica, che ha evidenziato come le persone esposte ai gatti presentino circa il doppio delle probabilità di sviluppare schizofrenia rispetto a chi non ha avuto questa esposizione. Gli autori sottolineano tuttavia la necessità di ulteriori ricerche di alta qualità per confermare questi dati.

L’ipotesi di un legame tra possesso di gatti e schizofrenia era stata proposta per la prima volta in uno studio del 1995, con il sospetto che il responsabile potesse essere Toxoplasma gondii, un parassita che si riproduce esclusivamente nei gatti ma può essere trasmesso agli esseri umani. Questo microrganismo, generalmente innocuo, può essere contratto attraverso carne poco cotta, acqua contaminata o contatto con le feci di gatti infetti.

la zampetta di un gatto
la zampetta di un gatto (fonte: Unsplash)

Si stima che circa 40 milioni di persone negli Stati Uniti siano infette da Toxoplasma gondii, nella maggior parte dei casi senza manifestare sintomi evidenti. Una volta penetrato nell’organismo umano, questo parassita può infiltrarsi nel sistema nervoso centrale e influenzare i neurotrasmettitori. Ricerche precedenti hanno collegato l’infezione a cambiamenti di personalità, comparsa di sintomi psicotici e alcuni disturbi neurologici, inclusa la schizofrenia.

Tuttavia, la letteratura scientifica ha prodotto risultati contrastanti. Alcuni studi hanno rilevato che l’esposizione ai gatti durante l’infanzia potrebbe aumentare la probabilità di sviluppare schizofrenia, mentre altre ricerche non hanno trovato alcuna associazione significativa. Questa inconsistenza ha reso necessaria una revisione sistematica completa di tutti gli studi disponibili sull’argomento.

Nell’analisi condotta dal team australiano, dopo aver aggiustato i dati per tenere conto di variabili confondenti, è emerso che gli individui esposti ai gatti presentavano circa il doppio delle probabilità di sviluppare schizofrenia. È importante notare che 15 dei 17 studi esaminati erano studi caso-controllo, un tipo di ricerca che non può dimostrare un rapporto di causa-effetto diretto e spesso non tiene conto di fattori che potrebbero aver influenzato sia l’esposizione che l’esito.

McGrath e il suo team ribadiscono che, prima di poter trarre interpretazioni definitive, è necessaria una ricerca migliore e più ampia. La revisione fornisce supporto per un’associazione tra possesso di gatti e disturbi correlati alla schizofrenia, ma sono necessari studi di qualità superiore, basati su campioni ampi e rappresentativi, per comprendere meglio il possesso di gatti come potenziale fattore di modificazione del rischio per i disturbi mentali.

È fondamentale precisare che un’associazione statistica non dimostra che i gatti causino direttamente la schizofrenia, né che il parassita sia necessariamente stato trasmesso da un felino. Le evidenze attuali suggeriscono la necessità di ulteriori indagini scientifiche per chiarire i meccanismi biologici sottostanti e identificare con precisione quali fattori legati all’esposizione ai gatti potrebbero rappresentare un rischio reale per la salute mentale.

 

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