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Home » Salute » Scienza » Hubble cattura una meraviglia spaziale, lo schianto di due asteroidi giganti vicino a una stella

Hubble cattura una meraviglia spaziale, lo schianto di due asteroidi giganti vicino a una stella

Il telescopio spaziale Hubble ha immortalato una collisione spettacolare di asteroidi attorno alla stella Fomalhaut, svelando segreti cosmici.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino19 Dicembre 2025
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dettaglio immagine di Hubble
dettaglio immagine di Hubble (crediti: NASA, ESA, Paul Kalas (UC Berkeley); Image Processing: Joseph DePasquale (STScI))

Per quasi vent’anni gli scienziati hanno creduto di aver scoperto un nuovo pianeta fuori dal Sistema Solare. Invece era qualcosa di molto più straordinario: il risultato di uno scontro cosmico violentissimo tra due giganteschi asteroidi. La rivelazione, appena pubblicata sulla prestigiosa rivista Science, rappresenta un traguardo storico: è la prima volta che osserviamo direttamente l’impatto tra grandi corpi celesti in un sistema planetario lontano dal nostro.

La storia inizia nel 2008, quando il telescopio spaziale Hubble individuò un punto luminoso attorno a Fomalhaut, una stella brillantissima situata a 25 anni luce dalla Terra nella costellazione del Pesce Australe. Gli astronomi lo battezzarono Fomalhaut b, convinti di aver scovato un pianeta extrasolare di dimensioni colossali. Ma c’era qualcosa che non tornava: attorno all’oggetto si scorgeva una nube di detriti che metteva in dubbio questa interpretazione.

Paul Kalas, astronomo dell’Università della California a Berkeley che studia questo sistema dal 1993, racconta che il vero colpo di scena è arrivato nel 2023. Quando Hubble ha puntato nuovamente i suoi potenti occhi verso quella regione di spazio, l’oggetto misterioso era sparito. Al suo posto, però, è comparso un nuovo punto luminoso in una posizione leggermente differente.

Immagine di Hubble
Immagine di Hubble (crediti: NASA, ESA, Paul Kalas (UC Berkeley); Image Processing: Joseph DePasquale (STScI))

“È stato allo stesso tempo entusiasmante e sconcertante”, spiega Jason Wang, astrofisico della Northwestern University. Confrontando attentamente le immagini vecchie e nuove, il team ha capito che non poteva trattarsi dello stesso oggetto. La verità si è finalmente svelata: quello che sembrava un pianeta era in realtà una nube di polvere generata dalla collisione di due planetesimi, i “mattoni” rocciosi da cui nascono i pianeti.

Le dimensioni degli scontri sono impressionanti. I corpi coinvolti misuravano circa 60 chilometri di diametro, quindi almeno quattro volte più grandi dell’asteroide che 66 milioni di anni fa sterminò i dinosauri e gran parte della vita sulla Terra.

Ma la scoperta si fa ancora più sorprendente: il secondo evento luminoso del 2023 presenta caratteristiche straordinariamente simili al primo, suggerendo che gli astronomi abbiano assistito a due collisioni separate nello stesso sistema nell’arco di soli vent’anni. Questo fatto ha lasciato di stucco gli scienziati, dato che i loro modelli prevedevano che simili scontri dovessero verificarsi solo una volta ogni 100.000 anni.

La spiegazione sta nell’età di Fomalhaut: appena 440 milioni di anni, giovanissima rispetto ai 4,6 miliardi della Terra. I sistemi stellari così giovani sono veri e propri laboratori cosmici dove le collisioni violente rappresentano la norma. I ricercatori stimano che in quella zona esistano circa 300 milioni di planetesimi simili a quelli che si sono scontrati.

“Se potessimo vedere gli ultimi 3.000 anni in time-lapse, il sistema di Fomalhaut brillerebbe come fuochi d’artificio”, osserva Kalas. Queste collisioni trasformano gradualmente polvere e ghiaccio in pianeti e lune attraverso un processo che richiede centinaia di milioni di anni.

Mark Wyatt dell’Università di Cambridge sottolinea l’importanza scientifica: “Questo sistema ci permette di studiare il comportamento dei planetesimi durante le collisioni, rivelando di cosa sono fatti e come si sono formati”. Gli scienziati hanno anche rilevato la presenza di monossido di carbonio gassoso, segno che questi oggetti contengono sostanze volatili come idrogeno, azoto e metano, proprio come le comete del nostro Sistema Solare.

La scoperta ha conseguenze importanti anche per la ricerca di pianeti abitabili. “Dovremo essere cauti”, avverte Kalas. “Questi deboli punti di luce attorno alle stelle potrebbero non essere pianeti ma nubi di detriti”. Le future osservazioni combineranno le capacità di Hubble e del telescopio spaziale James Webb, che con la sua visione agli infrarossi seguirà l’evoluzione della nube. Le rilevazioni di agosto 2025 hanno già confermato che la nube è ancora visibile e risulta circa il 30% più brillante rispetto a quella del 2003.

Per gli astronomi, guardare a Fomalhaut equivale a viaggiare indietro nel tempo, osservando le condizioni violente e caotiche in cui si formò il nostro stesso Sistema Solare, quando anche attorno al giovane Sole i planetesimi si scontravano continuamente, forgiando gradualmente i mondi che oggi conosciamo.

 

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