Una recente ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances ha finalmente svelato come gli antichi astronomi Maya riuscissero in un’impresa straordinaria: capire esattamente il ciclo delle eclissi. La chiave di questo mistero si trova nel Codice di Dresda, uno dei pochissimi libri Maya sopravvissuti alla distruzione coloniale spagnola. Questo manoscritto antico, conservato oggi in Germania, è come un manuale di astronomia scritto a mano su una lunga striscia di carta di corteccia d’albero, piegata a fisarmonica per formare 39 fogli scritti su entrambi i lati. Al suo interno nasconde una tavola delle eclissi basata su un ciclo matematico preciso: 405 mesi lunari, che corrispondono a 11.960 giorni.
La precisione è impressionante: questo calcolo manca il valore reale del mese lunare di soli 0,11 giorni. Ma attenzione, non è solo una questione di numeri esatti. La vera genialità sta nel modo in cui i Maya usavano e aggiustavano questo sistema nel tempo.
Per decenni gli storici hanno creduto che i Maya usassero la loro tavola in modo semplice: arrivati alla fine dei 405 mesi, ricominciavano dall’inizio. Ma i ricercatori John Justeson dell’Università di Albany e Justin Lowry della SUNY Plattsburgh hanno scoperto che questo approccio avrebbe fatto perdere precisione velocemente, rendendo le previsioni inutili dopo poche generazioni.

La verità è molto più affascinante. I “custodi del giorno” Maya, figure che erano insieme sacerdoti e astronomi, usavano una strategia intelligente: invece di ricominciare dalla fine del ciclo, facevano ripartire la tavola da punti specifici al suo interno. I due momenti chiave erano dopo 358 mesi lunari (chiamato ciclo Inex, più preciso) e dopo 223 mesi (ciclo Saros, meno preciso ma utile per correggere gli errori). Questo permetteva al sistema di restare accurato per secoli, come un orologio che viene regolato periodicamente.
Il Codice di Dresda contiene 69 “stazioni” che indicano lune nuove distribuite su 405 mesi. Di queste, 55 segnalano possibili date di eclissi, mentre 14 servono solo a mantenere il ritmo della tavola. La maggior parte delle stazioni è separata da sei mesi lunari, circa l’intervallo medio tra le stagioni delle eclissi (i periodi dell’anno in cui le eclissi possono verificarsi). Ogni tanto la sequenza faceva salti di 11 o 17 mesi: piccole variazioni cruciali per compensare i cambiamenti nell’orbita lunare.
La cosa davvero straordinaria è come questo sistema si integrasse perfettamente con il calendario sacro Maya di 260 giorni, usato per rituali e previsioni del destino. I ricercatori hanno scoperto che specifici punti della tavola coincidevano quasi perfettamente con multipli di questo numero rituale: dopo 44 e 88 mesi cadevano a un solo giorno di distanza da 5 e 10 cicli di 260 giorni, mentre il 405esimo mese corrispondeva esattamente al 46esimo ciclo. Questa sincronizzazione non era casuale: permetteva ai sacerdoti di prevedere facilmente le fasi lunari e le eclissi senza complicati calcoli ogni volta.
Ma come hanno costruito un sistema così preciso senza strumenti? La risposta è: pazienza e osservazione sistematica per generazioni. Le prime osservazioni lunari Maya documentate risalgono al 361 d.C. Un secolo dopo, i custodi del calendario avevano già accumulato abbastanza dati per calibrare una tavola come quella di Dresda. Entro il 550 d.C., le fondamenta di questo sistema erano probabilmente già solide.
I ricercatori hanno modellato la visibilità delle eclissi nel territorio Maya tra il 350 e il 1150 d.C., scoprendo che il sistema poteva tracciare 145 eclissi solari visibili agli antichi. Analizzando gli intervalli tra questi eventi, hanno identificato pattern ricorrenti, in particolare un periodo di 669 mesi (tre cicli Saros) durante il quale le eclissi si verificavano circa alla stessa ora locale.
Confrontando le date del Codice di Dresda con eclissi storiche conosciute, i ricercatori hanno ristretto il probabile periodo di utilizzo della tavola tra il 1083 e il 1148 d.C., verosimilmente nello Yucatán settentrionale. La tavola inizia e termina con eclissi reali visibili nell’area Maya: una conferma elegante che il sistema nasceva dall’osservazione diretta del cielo.
Per i Maya, le eclissi non erano solo fenomeni da studiare: erano eventi sacri e terrificanti. Quando il Sole si oscurava, credevano che stesse combattendo contro forze oscure o che stesse morendo. I re e i sacerdoti eseguivano rituali elaborati, inclusi sacrifici di sangue, per assicurarsi che il Sole tornasse a brillare e l’ordine cosmico fosse ristabilito. Prevedere questi eventi con precisione dava loro un potere enorme: sapevano quando prepararsi spiritualmente e potevano rassicurare (o impressionare) il popolo.



