Prima ancora di iniziare ufficialmente le sue operazioni scientifiche, il Vera C. Rubin Observatory in Cile ha già permesso agli astronomi di fare una scoperta straordinaria. Tra le prime immagini rilasciate dall’osservatorio lo scorso giugno, che mostravano una vista profonda dell’ammasso della Vergine, il cluster di galassie più vicino e studiato, alcuni astronomi dall’occhio particolarmente attento hanno notato qualcosa di inaspettato: una sottilissima scia di stelle che si allontanava da una delle galassie dell’ammasso.
La galassia in questione è Messier 61, nota anche come M61 o NGC 4303, una galassia a spirale barrata ben conosciuta e studiata da decenni. Situata a circa 55 milioni di anni luce dalla Terra nella costellazione della Vergine, M61 sembrava aver rivelato tutti i suoi segreti. Eppure, solo l’eccezionale sensibilità del telescopio Rubin agli oggetti con bassa luminosità superficiale è riuscita a svelare questa nuova struttura stellare, rimasta nascosta fino ad oggi.
La scia si estende per circa 50 kiloparsec, equivalenti a circa 163.000 anni luce: una distanza paragonabile al diametro dell’intera Via Lattea. Questo la rende più lunga della maggior parte delle strutture stellari conosciute nella nostra galassia, che solitamente misurano solo poche decine di migliaia di anni luce. Come un filo di briciole cosmiche, questa debole traccia racconta la storia violenta di un incontro gravitazionale.
Secondo gli scienziati, la scia è composta dai resti di una galassia nana che è stata letteralmente fatta a pezzi dalla forza gravitazionale di M61. Questo evento catastrofico potrebbe anche aver innescato uno starburst, un massiccio aumento nella formazione di nuove stelle, iniziato in M61 circa 10 milioni di anni fa. La struttura ricorda la Sagittarius Stream, una lunga struttura ad anello che circonda la Via Lattea e le cui stelle provengono dalla Galassia Nana Ellittica del Sagittario, come spiegato in uno studio pubblicato il 28 ottobre sulla piattaforma arXiv e destinato alla rivista Notes of the American Astronomical Society.

Una galassia satellite della Via Lattea, la Galassia Nana Ellittica del Sagittario si ritiene abbia causato la formazione di nuovi bracci a spirale di stelle all’interno della nostra galassia. Tutto questo suggerisce che la maggior parte delle grandi galassie si sia formata consumando altre galassie più piccole nelle loro vicinanze, in un processo di cannibalismo cosmico che ha plasmato l’universo come lo conosciamo oggi.
Gli autori dello studio hanno sottolineato quanto sia notevole che questa struttura sia passata inosservata per tanto tempo attorno a una galassia Messier, tra le più studiate del catalogo astronomico. La scoperta apre prospettive entusiasmanti: con i futuri dati del telescopio Rubin, gli scienziati si aspettano di scoprire un tesoro di sottostrutture simili attorno ad altre galassie, rivelando i segreti nascosti della formazione ed evoluzione galattica.
Il Vera C. Rubin Observatory sta per intraprendere la sua missione decennale chiamata Legacy Survey of Space and Time, durante la quale creerà un time-lapse ad alta definizione dell’universo. Se questa scoperta è solo l’inizio, le immagini che verranno potrebbero rivoluzionare la nostra comprensione del cosmo e dei processi che hanno dato forma alle galassie nel corso di miliardi di anni.



