L’influenza stagionale 2025 sta colpendo migliaia di italiani in questi mesi invernali, raggiungendo uno dei suoi picchi a dicembre. Si tratta di una malattia respiratoria acuta causata da virus influenzali che, ogni anno, subiscono continue mutazioni dando origine a nuovi ceppi capaci di eludere l’immunità preesistente nella popolazione. Questo spiega perché ogni inverno ci si ritrovi a combattere con un diverso tipo di influenza, alla quale le cellule del sistema immunitario devono adeguarsi.
L’influenza è provocata da virus a RNA appartenenti alla famiglia degli Ortomixoviridiae, che comprende tre generi principali: il tipo A, più comune, il tipo B e il poco diffuso tipo C. I virus di tipo A e B sono responsabili delle epidemie stagionali umane. Una peculiarità di questi microrganismi risiede nella frequenza con cui subiscono cambiamenti nella struttura esterna, particolarità che ne altera le proprietà infettive rendendo necessaria la produzione di nuovi vaccini ogni anno.
I virus di tipo A sono poi suddivisi in sottotipi in base a due proteine: l’emoagglutinina e la neuraminidasi. Le informazioni disponibili a fine 2024 indicano una circolazione di virus influenzali di tipo A, in particolare H3N2 e H1N1, oltre al tipo B. Questa grande variabilità antigenica, quasi annuale per i ceppi di tipo A, ha causato nel corso della storia pandemie devastanti come l’influenza spagnola del 1918 che mietè oltre 75 milioni di vittime.
L’influenza si trasmette facilmente per via aerea attraverso le goccioline di saliva e muco emesse con starnuti, colpi di tosse o parlando a distanza molto ravvicinata con un’altra persona. Quando i virus raggiungono le mucose delle vie respiratorie provocano l’infezione. I virus influenzali sono in grado di sopravvivere temporaneamente al di fuori del corpo, quindi la trasmissione può avvenire anche indirettamente da mani, oggetti e superfici come fazzoletti, maniglie, interruttori della luce e rubinetti appena contaminati dalle secrezioni respiratorie.
Un aspetto particolarmente insidioso riguarda il periodo di contagiosità: le persone che contraggono il virus iniziano ad essere contagiose 36-48 ore prima dell’esordio dei sintomi. Il periodo di contagiosità si estende fino a circa 3-7 giorni dopo l’inizio della malattia. Questo significa che il virus influenzale può essere trasmesso anche da persone apparentemente sane, facilitando la diffusione soprattutto nei luoghi chiusi e affollati come mezzi pubblici, scuole, uffici, bar o cinema.
Il quadro iniziale dell’influenza è caratterizzato dall’insorgenza rapida e improvvisa di sintomi respiratori e generali. La febbre alta, superiore a 38 gradi, spesso accompagnata da brividi, rappresenta uno dei segnali distintivi. Si manifesta tipicamente anche una tosse secca o produttiva, persistente e talvolta intensa, insieme al mal di gola con sensazione di bruciore o dolore alla deglutizione.
I dolori muscolari e articolari diffusi e intensi, insieme alla cefalea frontale o generalizzata, caratterizzano fortemente l’influenza rispetto ad altre infezioni respiratorie come il raffreddore comune. La marcata sensazione di spossatezza e debolezza, definita astenia, può risultare particolarmente debilitante. Possono presentarsi anche rinorrea e congestione nasale. Nei bambini possono manifestarsi sintomi gastrointestinali come nausea, vomito e diarrea, mentre negli anziani la febbre può essere meno evidente ma il malessere più marcato.

La rapidità di insorgenza dei sintomi, la febbre alta e i dolori muscolari intensi sono più caratteristici dell’influenza rispetto al raffreddore comune o alle infezioni da SARS-CoV-2. Test diagnostici rapidi possono confermare la diagnosi e permettere una corretta gestione della malattia.
Nella maggior parte dei casi, l’influenza si risolve spontaneamente in 5-7 giorni, anche se la spossatezza può persistere per una settimana successiva. Il trattamento è principalmente sintomatico e mira ad alleviare i sintomi. Il riposo è fondamentale per favorire il recupero, così come bere abbondanti liquidi per prevenire la disidratazione. I farmaci antipiretici e analgesici come il paracetamolo o l’ibuprofene aiutano a ridurre la febbre e il dolore, mentre i decongestionanti nasali possono alleviare la congestione.
Gli inibitori della neuraminidasi, come l’oseltamivir e lo zanamivir, possono ridurre la durata e la gravità dell’infezione, ma sono generalmente riservati a pazienti ad alto rischio di complicanze. È importante sapere quando contattare il medico: se la febbre supera i 39 gradi o dura oltre 3 giorni, in presenza di difficoltà respiratorie o peggioramento improvviso, e nei soggetti fragili come anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza e persone con patologie croniche.
Le complicanze dell’influenza possono essere gravi, soprattutto in soggetti fragili o immunocompromessi. Tra queste si annoverano la polmonite batterica, infezione batterica secondaria che colpisce i polmoni, la bronchite con infiammazione dei bronchi, la sinusite e l’otite media. L’influenza può causare l’esacerbazione di patologie croniche preesistenti come malattie cardiovascolari, respiratorie o metaboliche. In casi rari ma gravi può manifestarsi l’encefalite, un’infiammazione del cervello.
La vaccinazione antinfluenzale rappresenta il mezzo più efficace per prevenire l’influenza e le sue complicanze: i vaccini contengono ceppi virali inattivati o frammenti di virus che stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici, i quali proteggono l’organismo dall’infezione in caso di esposizione al virus influenzale. L’efficacia varia a seconda della corrispondenza tra i ceppi virali contenuti nel vaccino e quelli circolanti, nonché delle caratteristiche del sistema immunitario del soggetto vaccinato.
Nonostante le possibili variazioni di efficacia, la vaccinazione riduce significativamente il rischio di contrarre l’influenza, di sviluppare complicanze gravi e di essere ospedalizzati. Oltre alla vaccinazione, la prevenzione passa attraverso la corretta igiene delle mani e delle superfici, un’alimentazione equilibrata, il riposo adeguato e una buona idratazione per supportare il sistema immunitario.



