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Home » Salute » Scienza » Invisibili, potenti e utili: stai a vedere che i tardigradi ci aiuteranno ad andare su Marte (e a mangiarci)

Invisibili, potenti e utili: stai a vedere che i tardigradi ci aiuteranno ad andare su Marte (e a mangiarci)

I tardigradi, gli animali quasi indistruttibili, potrebbero diventare alleati chiave per coltivare cibo su Marte. Ecco cosa dice la scienza.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino3 Marzo 2026
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un'immagine di Marte
un'immagine di Marte (fonte: Unsplash)

Sono invisibili a occhio nudo, hanno otto zampe (non proprio avvenenti) e sembrano usciti da un fumetto di fantascienza. Eppure i tardigradi, tra gli organismi più resistenti mai scoperti sulla Terra, potrebbero rivelarsi protagonisti inattesi nella corsa all’esplorazione di Marte.

Un nuovo studio condotto da Corien Bakermans, microbiologa della Pennsylvania State University, ha analizzato il comportamento di due specie di tardigradi a contatto con il regolite simulato, ovvero un composto minerale che riproduce in laboratorio il suolo del pianeta rosso. I risultati, pur non privi di sorprese, aprono scenari promettenti per il futuro dell’agricoltura spaziale.

I tardigradi sono animali microscopici, di solito non superano il mezzo millimetro, eppure il loro curriculum di sopravvivenza è impressionante. Si trovano praticamente ovunque sul pianeta: nelle foreste pluviali, nelle nevi perenni, nei fondali oceanici e persino nelle grondaie dei tetti. Quando le condizioni esterne diventano insostenibili, entrano in uno stato di disidratazione quasi totale chiamato “tun”, rallentando il metabolismo fino quasi a zero. Una proteina specifica protegge il loro DNA dai danni, e i meccanismi di riparazione cellulare funzionano con un’efficienza che molti organismi superiori potrebbero invidiare.

Non sono solo curiosità biologiche: in un ecosistema del suolo funzionano sia da predatori che da prede, contribuendo a regolare le comunità microbiche. Proprio questa funzione regolatrice li rende candidati interessanti per un futuro sistema agricolo extraterrestre.

I ricercatori hanno esposto entrambe le specie a due diversi simulanti del regolite marziano: MGS-1 e OUCM-1. Come controllo, altri gruppi sono stati sistemati nella comune sabbia di spiaggia terrestre. I risultati dei primi giorni non sono stati incoraggianti: già dopo quattro giorni, il numero di esemplari vivi e attivi è crollato in entrambi i simulanti. L’MGS-1 si è rivelato particolarmente letale (tutti gli esemplari di Hypsibius erano morti entro appena due giorni). Anche il Ramazzottius ha subito perdite significative, seppur con una resistenza leggermente maggiore.

A quel punto, i ricercatori hanno deciso di lavare il simulante MGS-1 con acqua e ripetere l’esperimento. La svolta è arrivata proprio qui: i tardigradi esposti al regolite risciacquato sono sopravvissuti molto più a lungo, mostrando livelli di attività paragonabili a quelli registrati nella sabbia terrestre. Spiega Corien Bakermans:

“Sembra che nell’MGS-1 ci sia qualcosa di molto dannoso che si dissolve in acqua, forse sali o qualche altro composto. È inaspettato, ma positivo: significa che il meccanismo difensivo del regolite potrebbe bloccare i contaminanti, ma può anche essere rimosso per sostenere la crescita delle piante”.

Marte
Marte (fonte: ESA)

La ricerca risponde a una doppia esigenza. Da un lato, capire se il suolo marziano rappresenta una minaccia per gli esseri umani e per gli organismi che potrebbero accompagnarli nello spazio. Dall’altro, valutare se quel suolo possa essere bonificato e reso fertile abbastanza da supportare la coltivazione di piante. I tardigradi, in questo schema, non sono soltanto cavie: sono un indicatore biologico prezioso.

Restano ancora molti punti da chiarire. Il composto esatto responsabile della tossicità dell’MGS-1 non è ancora stato identificato: pH e salinità sono già stati esclusi, ma sostanze chimiche tossiche, minerali reattivi o particelle ultrafini che ostacolano i movimenti degli animali restano ipotesi aperte. Radiazioni, pressione atmosferica e temperature estreme di Marte, poi, non sono state considerate in questo studio — variabili che complicano ulteriormente il quadro.

Nonostante i limiti, ogni passo avanti conta. La scienza che porterà l’umanità su Marte si costruisce mattone dopo mattone — e, a quanto pare, tardigrado dopo tardigrado.

 

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