Gli scienziati del Max Planck Institute for Solar System Research hanno finalmente risolto un mistero che durava da decenni: da dove veniva Theia, il pianeta grande quanto Marte che si schiantò contro la giovane Terra generando la Luna? La risposta sorprende: non arrivava dalle zone periferiche del Sistema Solare, ma si era formato proprio qui vicino, nella stessa regione dove si stava formando il nostro pianeta. Sembra fantascienza, ma è esattamente quello che è successo 4,5 miliardi di anni fa, secondo una ricerca appena pubblicata sulla prestigiosa rivista Science.
Lo scontro fu apocalittico. Entrambi i corpi celesti si trasformarono in oceani di lava bollente che poi, raffreddandosi, diedero origine alla Terra e alla Luna come le conosciamo oggi. Da allora il nostro satellite si è gradualmente allontanato fino all’orbita attuale, dove continua a mostrarci sempre la stessa faccia per via della rotazione sincrona.
Per arrivare a questa scoperta, il team guidato da Timo Hopp ha analizzato con tecniche avanzatissime 15 rocce terrestri e 6 campioni lunari raccolti dagli astronauti delle missioni Apollo negli anni Settanta. Il confronto con vari meteoriti ha permesso di ricostruire l’identikit chimico di Theia e capire dove si era formata.
Il trucco sta negli isotopi – versioni diverse degli stessi elementi chimici. Ferro, cromo, molibdeno e zirconio non erano distribuiti allo stesso modo nel Sistema Solare primordiale, quindi funzionano come impronte digitali che rivelano il luogo di nascita di un pianeta.

I risultati hanno mostrato che Terra e Luna hanno composizioni isotopiche di ferro praticamente identiche, confermando misurazioni precedenti su altri elementi. Nicolas Dauphas, coautore dello studio, spiega che questi elementi si comportano diversamente durante la formazione dei pianeti: alcuni finiscono nel nucleo metallico, altri nel mantello roccioso. È per questo che l’oro è così raro e prezioso sulla superficie terrestre.
Però attenzione: la somiglianza tra Terra e Luna da sola non bastava per capire tutto. Esistono troppe variabili su come l’impatto abbia mescolato i materiali. Alcuni modelli suggeriscono che la Luna sia fatta quasi tutta di pezzi di Theia, altri pensano che provenga principalmente dal mantello della proto-Terra, altri ancora che i materiali si siano fusi completamente.
Considerando diversi scenari possibili con composizioni e dimensioni variabili, i ricercatori sono arrivati alla conclusione più probabile: Theia si formò nel Sistema Solare interno, probabilmente ancora più vicino al Sole rispetto alla Terra. Come dice Hopp, erano “vicine di casa nel senso cosmico del termine”.
I meteoriti sono stati fondamentali per questa scoperta. Essendo frammenti rimasti dalla nascita del Sistema Solare, conservano memoria di quali materiali erano disponibili e dove si trovavano. I calcoli condotti dal team hanno raggiunto una precisione mai vista prima, restringendo drasticamente le possibilità sull’origine di Theia.
Questi risultati dipingono un quadro affascinante e terrificante del Sistema Solare giovane. Tra l’impatto gigante che generò Terra e Luna, il bombardamento pesante tardivo e la migrazione di oggetti dalle zone esterne verso l’interno, il nostro angolo di universo era un posto estremamente turbolento e pericoloso. Eppure proprio da questo caos cosmico, da questa distruzione e ricombinazione di materia, sono emersi il nostro pianeta e il suo satellite, rendendo possibile la vita come la conosciamo.
Le rocce lunari portate dagli astronauti Apollo continuano a regalare sorprese dopo oltre cinquant’anni. Quando arrivarono sulla Terra mostrarono subito che la crosta lunare era stranamente simile alla nostra, composta di minerali silicati e metalli. Gli esperimenti con i sismometri rivelarono poi che anche la struttura interna era analoga: crosta e mantello di silicati, nucleo di ferro-nichel. Fu proprio questa somiglianza inspiegabile a portare gli scienziati verso l’ipotesi dell’impatto gigante.
Ma le domande su dimensioni, composizione e origine di Theia sono rimaste senza risposta per decenni. Data la fine catastrofica del pianeta e il tempo trascorso, trovare prove era difficilissimo. Per fortuna tracce di Theia sopravvivono ancora nelle rocce terrestri e lunari, permettendo ai ricercatori di confrontarle e ricostruire la storia del pianeta perduto che rese possibile il nostro mondo.



