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Home » Innovazione » Scienza » Leucemia incurabile sconfitta modificando il DNA, è successo in Inghilterra 

Leucemia incurabile sconfitta modificando il DNA, è successo in Inghilterra 

Una ragazza inglese di 16 anni è guarita da una leucemia mortale grazie a una terapia che riscrive il DNA delle cellule immunitarie.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino9 Dicembre 2025
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rappresentazione DNA
rappresentazione DNA (fonte: Unsplash)
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Una ragazza britannica che a 13 anni stava per morire di leucemia oggi è completamente guarita. Il merito è di una terapia rivoluzionaria che riprogramma le cellule del sistema immunitario modificandone il DNA, trasformandole in un’arma vivente contro il tumore.

Alyssa Tapley di Leicester è stata la prima persona al mondo a ricevere questo trattamento sperimentale nel 2022. All’epoca i medici le avevano detto che non c’erano più speranze: chemioterapia e trapianto di midollo osseo non avevano funzionato. La sua leucemia linfoblastica acuta a cellule T, una delle forme più aggressive di tumore del sangue, continuava a progredire.

Oggi Alyssa ha 16 anni, sta preparando gli esami finali delle superiori e vuole iscriversi all’università per studiare scienze biomediche. “Pensavo davvero che sarei morta e che non avrei potuto crescere e fare tutte le cose che ogni bambino merita di poter fare”, racconta. Il suo sogno? Dedicarsi alla ricerca sul cancro del sangue, proprio la malattia che ha rischiato di ucciderla.

donna in laboratorio
donna in laboratorio (fonte: Unsplash)

La tecnica si chiama base editing ed è un’evoluzione dell’editing genetico. Gli scienziati dell’University College London e del Great Ormond Street Hospital hanno prelevato cellule immunitarie sane da un donatore e le hanno modificate con quattro interventi di precisione sul DNA.

Il problema da risolvere era complesso: normalmente i linfociti T (un tipo di globuli bianchi) proteggono il corpo dalle minacce. Ma nella leucemia a cellule T sono proprio questi linfociti a diventare tumorali e a moltiplicarsi senza controllo. Come si può usare una cellula T per combattere altre cellule T malate senza che si autodistrugga?

I ricercatori hanno riscritto il codice genetico delle cellule del donatore in quattro punti strategici. Prima hanno disattivato il meccanismo che avrebbe portato queste cellule ad attaccare il corpo del paziente. Poi hanno rimosso da esse un marcatore chiamato CD7, presente su tutti i linfociti T, impedendo così che la terapia si eliminasse da sola. Terzo, hanno creato uno scudo protettivo che rende queste cellule invisibili ai farmaci chemioterapici. Infine, le hanno programmate per cercare e distruggere qualsiasi cellula dotata del marcatore CD7.

Il risultato è un esercito di cellule modificate che attaccano tutti gli altri linfociti T (sani e malati), ma non si danneggiano tra loro. Dopo aver ricevuto questa terapia, se il cancro scompare entro un mese, i pazienti ricevono un trapianto di midollo osseo per ricostruire completamente il sistema immunitario.

Lo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha coinvolto undici pazienti tra bambini e adulti. Tutti avevano già provato le terapie tradizionali senza successo e per loro non c’erano più opzioni.

Il 64% è entrato in remissione, un risultato eccezionale considerando le condizioni di partenza. Nove pazienti hanno risposto così bene da poter procedere con il trapianto di midollo osseo, e sette sono tuttora liberi dalla malattia a distanza di tempo che va da tre mesi a tre anni dal trattamento.

Non è una terapia semplice. Durante il processo il sistema immunitario viene completamente azzerato, esponendo i pazienti al rischio di infezioni gravi. In due casi il tumore è riuscito a “nascondersi” perdendo il marcatore CD7 e a ricomparire. Alyssa stessa ha passato quattro mesi in ospedale per completare il percorso.

“Pochi anni fa tutto questo sarebbe stato fantascienza”, spiega il professor Waseem Qasim, uno degli autori della ricerca. “Dobbiamo sostanzialmente smantellare l’intero sistema immunitario. È un trattamento profondo e intensivo, molto impegnativo per i pazienti, ma quando funziona, funziona davvero bene.”

Il dottor Robert Chiesa del Great Ormond Street Hospital sottolinea che per una leucemia così aggressiva questi risultati sono straordinari: “Siamo riusciti a offrire speranza a pazienti che altrimenti l’avevano persa.”

Questa terapia rappresenta un cambiamento radicale nel trattamento dei tumori del sangue più resistenti. Per la prima volta è possibile riprogrammare le cellule immunitarie con una precisione tale da trasformarle in farmaci viventi personalizzati.

La storia di Alyssa è particolarmente significativa: la prima persona al mondo a ricevere questa cura non solo è sopravvissuta, ma sta pianificando una carriera scientifica. Da paziente a futura ricercatrice, il suo percorso dimostra che ciò che sembrava impossibile può diventare realtà.

 

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