L’anno è il 1962. Il luogo Scarasson, una grotta glaciale nelle Alpi francesi. Dall’abisso emerge per la prima volta in più di due mesi un uomo solitario, gli occhi coperti da occhiali scuri per proteggerli dalla luce del sole. Non ha idea di quale sia la data, non ha interagito con un altro essere umano per sette settimane. I suoi pensieri sono lenti e si sente, a suo dire, come una marionetta semipazza e sconnessa.
Quel giovane uomo è Michel Siffre, e, senza saperlo, ha appena gettato le basi di un campo scientifico completamente nuovo: la cronobiologia umana, ossia lo studio dei ritmi biologici del nostro corpo.
Michel Siffre nasce nel 1939 a Nizza, sulla costa mediterranea francese. Geologo di formazione, si era laureato alla Sorbona e nel 1962 era tornato nella sua regione per studiare le proprietà geologiche di un ghiacciaio appena scoperto nella grotta di Scarasson. Ma il destino aveva in serbo per lui qualcosa di molto diverso da una semplice spedizione scientifica.
Inizialmente il suo piano era semplice: trascorrere circa quindici giorni sottoterra per studiare il ghiacciaio. Ma qualche mese prima della spedizione, Siffre cambia idea. Quindici giorni non sarebbero stati sufficienti per osservare nulla di significativo. Decide quindi di prolungare il suo soggiorno sotterraneo a due mesi interi.
La sua idea è radicale, ossia vivere come un animale, senza orologio, al buio, senza conoscere l’ora. Per 63 giorni, dunque, si immerge completamente a 130 metri sotto la superficie, in una caverna ghiacciata priva di luce naturale o di qualsiasi dispositivo per misurare il tempo. La temperatura è sotto lo zero, l’umidità al 98 percento. Non ha alcun contatto con il mondo esterno.
A rendere le condizioni ancora più estreme è il suo equipaggiamento inadeguato e un piccolo accampamento con tutto ammassato in uno spazio ristretto. I suoi piedi sono sempre bagnati e la temperatura corporea scende fino a 34 gradi Celsius, ben al di sotto della norma di 37 gradi. Non è certo una vacanza, ma quello che riesca a scoprire vale ogni sacrificio.
Quando Siffre emerge dalla grotta, infatti, porta con sé una scoperta rivoluzionaria che un giorno avrebbe meritato un Premio Nobel per i suoi successori accademici. All’epoca, però, non era chiaro quanto importante sarebbe stata la sua impresa. Era semplicemente un geologo con un’idea bizzarra, e nessuno si aspettava i risultati che avrebbe scoperto.
Siffre aveva finanziato autonomamente la spedizione, scelto arbitrariamente i due mesi di durata e inventato il protocollo sperimentale. Gli altri scienziati pensavano che fosse pazzo. Ma la sua pazzia si rivelò geniale. Ciò che Siffre scopre durante quei 63 giorni sottoterra è che il corpo umano possiede un orologio interno indipendente dal ritmo del sole. La sua percezione del tempo si altera profondamente tanto che tempo psicologico si comprime di un fattore due rispetto al tempo reale.
Questo fenomeno si manifesta sia nel breve che nel lungo termine. Durante i test psicologici che conduceva durante il suo soggiorno, contare fino a 120 gli richiedeva cinque minuti, il che corrispondeva a un orologio interno 2,5 volte più lento del tempo esterno. Anche su scale temporali più lunghe, la distorsione era evidente.
Siffre era sceso nella grotta il 16 luglio con l’intenzione di concludere l’esperimento il 14 settembre. Ma quando la sua squadra di superficie lo contattò per informarlo che era giunto il momento di uscire, lui credeva che fosse solo il 20 agosto. Aveva perso quasi un mese nella sua percezione del tempo.
Questa scoperta fu rivoluzionaria. Prima dell’esperimento, la scienza non aveva prove concrete dell’esistenza di un ritmo circadiano interno nell’essere umano. Si pensava che il nostro senso del tempo fosse completamente dipendente da segnali esterni come la luce del sole e gli orologi.
L’esperimento di Scarasson, dunque, è riuscito a dimostrare che, anche in completa assenza di riferimenti temporali esterni, il corpo umano continua a seguire un ciclo di sonno e veglia, solitamente di circa 24-25 ore. Questo ritmo biologico interno, chiamato ritmo circadiano, regola non solo il sonno ma anche la temperatura corporea, la produzione di ormoni, la pressione sanguigna e molte altre funzioni vitali.
L’esperienza sotterranea di Siffre, però, ha avuto anche profonde conseguenze psicologiche. Quando emerse dalla grotta, descrisse una forte perturbazione nel suo senso del tempo e una sensazione di disorientamento cognitivo. Il suo corpo e la sua mente avevano vissuto in un’altra dimensione temporale per più di due mesi, e il ritorno alla realtà è stato traumatico.
Nonostante le condizioni estreme e il pedaggio psicologico, Siffre non si fermò dopo Scarasson. Nel corso della sua vita condusse e partecipò a numerosi altri esperimenti di isolamento temporale, spingendo sempre più in là i limiti della comprensione umana dei nostri ritmi biologici.
