Parafilia è una delle parole più cercate su Google del 2025. Questo perché gli utenti la associavano a quest dedicate ad Alberto Stasi e alla riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco. Ma cosa vuol dire esattamente? Il termine parafilia viene spesso frainteso e confuso con concetti patologici, ma la sua definizione scientifica è profondamente diversa da quella che il linguaggio comune suggerisce. In ambito psichiatrico, psicologico e sessuologico, indica qualsiasi intenso e persistente interesse sessuale diverso da quello per la stimolazione genitale con partner umani fenotipicamente normali, fisicamente maturi e consenzienti.
La parola deriva dal greco para, che significa presso, accanto o oltre, e filia, che indica amore o affinità. Si tratta, dunque, di un termine neutro, privo di accezioni negative e che non implica alcun risvolto patologico. Questa precisazione è fondamentale per comprendere la distinzione tra comportamenti sessuali atipici e condizioni che richiedono intervento clinico.

Tra le parafilie più diffuse si annoverano il feticismo dei piedi e il retifismo, ovvero l’attrazione verso i piedi e le calzature da donna. Questi interessi sessuali, quando vissuti in modo consapevole e senza disagio personale, rientrano nella normale varietà dell’esperienza erotica umana.
La differenza cruciale, però, emerge quando si parla di disturbo parafilico. Quest’ultimo rappresenta un concetto completamente diverso: si tratta di una preferenza sessuale che ha risvolti patologici perché causa malessere e danni a sé stessi o agli altri. Il disturbo parafilico è quindi una parafilia, ma vissuta con disagio interpersonale e in forma di dipendenza.
Il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders nella sua quinta edizione, pubblicato dall’American Psychiatric Association nel 2013, ha introdotto un cambiamento significativo in questo ambito. La classificazione attuale distingue chiaramente le parafilie dai disturbi parafilici, abbandonando la visione ottocentesca che considerava queste manifestazioni come perversioni dovute a degenerazioni cerebrali.
Secondo l’attuale classificazione del DSM-5, vengono considerate parafilie tutti quei comportamenti sessuali atipici per i quali il soggetto sente una forte e persistente eccitazione erotico-sessuale. Questa condizione erotica è vissuta in perfetta egosintonia, ovvero in armonia con la propria identità e senza conflitti interiori.
Le parafilie possono essere classificate secondo diversi criteri. Una suddivisione riguarda l’atto che sostituiscono o l’oggetto verso cui si indirizzano. Nella parte dell’atto vi è una sostituzione del coito o dell’attività sessuale con pratiche di altro tipo. Nella parte d’oggetto si verifica una surrogazione dell’oggetto normativo, costituito dal partner sessuale eterosessuale od omosessuale, o uno spostamento della meta, rappresentata dal raggiungimento del piacere sessuale attraverso l’orgasmo.
Un’ulteriore classificazione si basa sul canale sensoriale che viene sollecitato. Quello visivo comprende l’esibizionismo, in cui l’eccitazione deriva dall’esibizione del corpo, e il voyeurismo, legato all’osservazione di altri soggetti impegnati in attività sessuali o funzioni corporali fisiologiche come nella coprofilia e nell’urofilia.
Il canale acustico e verbale, invece, includono pratiche in cui l’eccitazione è ottenuta mediante il turpiloquio, l’ascolto o il pronunciamento di parole scurrili attinenti alla sessualità, come nella scatologia telefonica, nella coprolalia e nella pornolalia.
Il canale olfattivo sfrutta collegamenti neurofisiologici tra l’organo vomero-nasale e determinate aree del cervello, come il sistema limbico e il nucleo della stria terminale. L’eccitazione sessuale, dunque, deriva dalla percezione di odori, anche sgradevoli, come urina, feci, flatulenze nella flatulofilia o sudore nell’ospressiofilia, fenomeni potenzialmente connessi ai feromoni escreti con queste sostanze.
Per finire, il canale gustativo coinvolge l’eccitazione perseguita tramite l’ingestione o l’irrorazione di escrezioni corporee, mentre il canale tattile comprende attività corporee inusuali come lo stuffing, la percossofilia, lo spanking, la clismafilia e la stimolazione di parti del corpo non classicamente erogene come le narici o l’uretra.
La comprensione moderna delle parafilie rappresenta un progresso significativo rispetto alle concezioni passate. Distinguere tra varianti naturali della sessualità umana e condizioni patologiche permette un approccio più rispettoso della diversità individuale e consente interventi clinici mirati solo quando effettivamente necessari per il benessere della persona e della società.



