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Home » Salute » Scienza » Quando il sangue disegna la scena del crimine: l’arte segreta dei detective si chiama BPA

Quando il sangue disegna la scena del crimine: l’arte segreta dei detective si chiama BPA

Ecco come la Bloodstain Pattern Analysis risolve i crimini analizzando le macchie di sangue. La scienza forense spiegata ai giovani.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino16 Settembre 2025
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Un nastro che indica la scena del crimine
Un nastro che indica la scena del crimine (fonte: FreePik)

Avete mai visto nei telefilm polizieschi quando gli investigatori osservano le macchie di sangue sulla scena del crimine e riescono a capire cosa è successo? Da C.S.I. a Dexter gli esempi non mancano. Non è fantascienza: si tratta della Bloodstain Pattern Analysis (BPA), una vera tecnica scientifica che permette di ricostruire un crimine studiando le tracce di sangue.

 La BPA è una tecnica forense che analizza la forma, la posizione e la distribuzione delle macchie di sangue per capire come si sono verificati gli eventi durante un crimine. Ogni goccia di sangue racconta una storia: da dove è caduta, con quale forza, se la vittima si è mossa o è rimasta ferma.

Gli esperti seguono questi passaggi principali:

1. documentazione fotografica accurata di tutte le tracce presenti;
2. misurazione delle dimensioni e posizioni delle macchie;
3. classificazione delle tracce secondo tre categorie principali;
4. analisi matematica e fisica per calcolare angoli e traiettorie;
5. ricostruzione degli eventi basata sui dati raccolti

Ci sono tre tipologie principali di tracce:

1. Tracce da gocciolamento: quando il sangue cade per gravità, crea macchie circolari. L’altezza da cui cade e il tipo di superficie influenzano la forma: su legno i bordi sono irregolari perché il materiale assorbe il sangue, su piastrelle si formano piccole “tracce satelliti” intorno alla macchia principale. Questo tipo di traccia indica che la vittima è rimasta ferma mentre perdeva sangue.

2. Tracce da trasferimento: Si formano quando il sangue passa da una superficie all’altra per contatto diretto. Un esempio tipico è l’impronta di una mano insanguinata su un muro. Se c’è stato movimento durante il contatto, si crea una striscia sfumata chiamata “swipe”, che può indicare che la vittima è stata trascinata.

3. Tracce da schizzo: queste si creano quando una forza colpisce una fonte di sangue liquido, come durante un’aggressione. Gli schizzi hanno direzioni precise che rivelano da dove è arrivato il colpo. Se un oggetto ha fatto da “scudo”, si può notare un’area senza schizzi che ne riproduce la forma.

Analisi DNA
Analisi DNA in laboratorio (fonte: Unsplash)

La BPA nasce nel 1895 grazie al medico tedesco Eduard Piotrowski, che pubblicò il primo studio scientifico sulle tracce di sangue. Oggi è riconosciuta da organizzazioni internazionali come una tecnica affidabile, anche se è molto più complessa di quanto sembri in TV.

Come tutte le scienze forensi, anche la BPA ha dei limiti importanti. L’interpretazione può variare da un esperto all’altro, non esistono ancora metodi completamente standardizzati. E per alcuni casi giudiziari hanno mostrato errori nell’applicazione

Per questo motivo, la BPA viene sempre usata insieme ad altre tecniche come l’analisi del DNA, mai da sola.

Nonostante i limiti, PERò, quando è applicata correttamente da esperti qualificati, la BPA può fornire informazioni cruciali: la sequenza degli eventi, la posizione delle persone coinvolte, il tipo di arma usata e molto altro. È uno strumento prezioso che richiede però competenze avanzate in fisica e chimica. Il reparto del RIS di Cagliari ha deposita la BPA relativa al delitto di Garlasco. E ha già svelato un mistero: che i killer non fossero due.

 

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