Per decenni abbiamo avuto mappe più dettagliate della polverosa superficie di Marte che del cuore del nostro pianeta. Sotto la sterminata distesa bianca dell’Antartide, infatti, si cela un mondo invisibile, sepolto da una coltre di ghiaccio spessa anche quattro chilometri. Oggi, però, quella “macchia bianca” sulle mappe geografiche ha finalmente un volto. Un team internazionale di scienziati, guidato dall’Università di Grenoble-Alpes e da quella di Edimburgo, ha pubblicato su Science una mappa rivoluzionaria che mostra, con una nitidezza mai vista prima, il paesaggio che si trova sotto i ghiacciai.
Quello che emerge dai dati è un continente vivo, fatto di migliaia di colline, catene montuose e creste frastagliate. Non sono semplici sassi, ma i resti di un paesaggio preistorico rimasto congelato nel tempo circa 34 milioni di anni fa, quando la Terra subì un drastico raffreddamento climatico. Tra le scoperte più spettacolari spicca un canyon nel bacino di Maud: una ferita nel suolo lunga 400 chilometri, una distanza paragonabile a quella che separa Milano da Roma, ma nascosta sotto due chilometri di ghiaccio perenne.

Realizzare questa mappa è stata una sfida tecnologica enorme. In passato ci si affidava ai radar montati sugli aerei, che però “vedevano” solo quello che si trovava direttamente sotto la loro rotta, lasciando enormi zone d’ombra. I ricercatori hanno superato il limite usando un metodo geniale chiamato Ice Flow Perturbation Analysis.
Invece di guardare solo attraverso il ghiaccio, hanno osservato come la superficie della calotta si muove e si deforma. È lo stesso principio per cui, guardando le increspature sulla superficie di un fiume, possiamo intuire la presenza di grandi massi sul fondo. Poiché il ghiaccio scorre più velocemente nelle valli e rallenta quando incontra una montagna, gli scienziati hanno usato la fisica del movimento dei ghiacciai per ricostruire la forma del terreno sottostante.
Oltre alla bellezza della scoperta, c’è una motivazione scientifica urgente. La forma del suolo antartico è il “freno” o l’ “acceleratore” dello scioglimento dei ghiacci. Le creste montuose possono bloccare lo scivolamento dei ghiacciai verso l’oceano, mentre le valli profonde agiscono come scivoli che facilitano la fusione.
Conoscere con precisione la conformazione di questo “ventre roccioso” permette ai ricercatori di creare modelli climatici più affidabili. Sapere esattamente cosa c’è sotto il ghiaccio significa prevedere con molta più precisione quanto e quanto velocemente si innalzerà il livello dei mari nei prossimi secoli. Questa mappa non è solo un disegno geografico, ma una bussola fondamentale per capire come l’Antartide reagirà al riscaldamento globale e per proteggere le nostre coste future.



