Un medicinale comunemente usato contro i disturbi del sonno potrebbe cambiare il futuro delle persone con sclerosi multipla. Si chiama bavisant ed è un antistaminico che, secondo una ricerca guidata dall’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, possiede una capacità unica: non solo protegge i neuroni dalla degenerazione, ma stimola anche la riparazione della mielina, quella sorta di rivestimento isolante che protegge le fibre nervose e che la malattia danneggia progressivamente.
Lo studio, pubblicato su Science Translational Medicine, nasce da un progetto chiamato BRAVEinMS, avviato nel 2017 con il sostegno della International Progressive MS Alliance. L’obiettivo era ambizioso: setacciare 1.500 farmaci già in commercio per trovare molecole efficaci contro la sclerosi multipla progressiva, la variante più severa della patologia che colpisce circa 15-20mila italiani e per cui, al momento, non esistono cure definitive.
I ricercatori hanno messo a punto una piattaforma di test innovativa che combina analisi su tessuti animali e umani. Gianvito Martino, direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e coordinatore del progetto, spiega che il sistema include modelli complessi come una chimera uomo-topo e campioni di tessuto cerebrale umano, capaci di identificare solo le molecole con vere capacità di protezione e rigenerazione nervosa.
Il processo di selezione è stato rigoroso. Dalle 1.500 molecole iniziali, l’intelligenza artificiale ne ha isolate 237 potenzialmente interessanti. Dopo i test di tossicità, sono rimaste 32 sostanze candidate, ridotte poi a 6 finaliste attraverso prove di efficacia. Tra queste, bavisant ha dato i risultati più incoraggianti.
Paola Panina, docente di biologia cellulare sperimentale all’Università Vita-Salute San Raffaele e co-autrice dello studio, evidenzia un aspetto cruciale: per la prima volta è stato dimostrato in modo sistematico, usando modelli umani, che una singola molecola può contemporaneamente rigenerare la mielina e proteggere i neuroni. Bavisant agisce bloccando il recettore istaminico H3, e nei test ha mostrato di stimolare le cellule produttrici di mielina a riparare le fibre danneggiate, riducendo al contempo i processi infiammatori.
Questa doppia azione è particolarmente rilevante perché oggi sappiamo che nella sclerosi multipla progressiva il danno neuronale inizia presto, non è solo una conseguenza dell’infiammazione.
Utilizzare farmaci già approvati per altre patologie offre vantaggi concreti: i tempi per arrivare ai test clinici si dimezzano, i costi diminuiscono sensibilmente e il profilo di sicurezza è già parzialmente noto. Martino precisa però che le fasi di sperimentazione restano necessarie per confermare l’efficacia nella nuova indicazione terapeutica e verificare la sicurezza a lungo termine.

Il successo della ricerca si fonda anche su investimenti lungimiranti. La piattaforma di screening utilizzata si basa su conoscenze sulle cellule staminali neurali accumulate dagli anni 2000, quando l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e la sua Fondazione decisero di puntare su questo campo ancora poco esplorato.
Bavisant non è l’unica speranza emersa dallo studio. Martino sottolinea che tra le molecole analizzate ce ne sono almeno altre 30 potenzialmente utili contro la sclerosi multipla progressiva. La piattaforma sviluppata rappresenta quindi uno strumento prezioso per accelerare la ricerca di nuove terapie per le malattie neurologiche.
Il progetto ha coinvolto centri di ricerca internazionali di primo piano, dalla University of California San Francisco all’Università di Münster, dal Paris Brain Institute all’Università McGill di Montreal, insieme a diverse istituzioni italiane come l’Istituto Superiore di Sanità, l’Università degli Studi di Milano e il CNR di Monserrato.
Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, sottolinea come questo risultato dimostri l’importanza di investire in una ricerca strategica orientata ai bisogni concreti dei pazienti. Il lavoro proseguirà ora con l’obiettivo di valutare studi di efficacia sull’uomo, supportato da un nuovo finanziamento di 700.000 euro dalla International Progressive MS Alliance.



