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Home » Innovazione » Scienza » Vulcani di ghiaccio sulla cometa 3I/ATLAS: le immagini interstellari lasciano gli scienziati senza parole

Vulcani di ghiaccio sulla cometa 3I/ATLAS: le immagini interstellari lasciano gli scienziati senza parole

Scoperta straordinaria: vulcani di ghiaccio eruttano sulla cometa interstellare 3I/ATLAS. Gli scienziati rivelano sorprendenti similitudini col nostro sistema solare.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino2 Dicembre 2025
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una cometa nello spazio
una cometa nello spazio (fonte: Unsplash)
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Come fa un’entità glaciale a ospitare dei  vulcani che iniziano a eruttare non lava bollente, ma gas e polvere gelata? Non è fantascienza: sta davvero accadendo sulla cometa interstellare 3I/ATLAS, un visitatore proveniente da chissà quale angolo remoto della galassia.

La scoperta arriva da uno studio pubblicato il 24 novembre su arXiv (ancora in attesa di revisione scientifica), che racconta come questa cometa misteriosa si comporti in modo sorprendentemente simile agli oggetti che abitano le zone più estreme del nostro sistema solare, oltre l’orbita di Nettuno. Una somiglianza che ha lasciato perplessi persino i ricercatori.

“Eravamo tutti sorpresi”, ha ammesso Josep Trigo-Rodríguez, lo scienziato spagnolo che guida la ricerca presso l’Istituto di Scienze Spaziali. Pensate: un oggetto nato attorno a una stella lontana che condivide caratteristiche con i corpi celesti del nostro cortile cosmico. È come trovare un parente sconosciuto dall’altra parte del mondo.

La cometa 3I/ATLAS è stata avvistata per la prima volta lo scorso luglio e subito ha scatenato speculazioni di ogni tipo sui social, con qualcuno che fantasticava addirittura di navicelle aliene. La scienza però ha fatto chiarezza: si tratta effettivamente di una cometa, ma con una storia unica. È solamente il terzo oggetto interstellare mai osservato nella storia dell’astronomia, una rarità assoluta che offre una finestra su mondi lontani.

 

PRE-PERIHELION STUDY OF #COMET #3IATLAS with our findings about its spectroscopic similitude with CR carbonaceous chondrites. Manuscript submitted for publication in which we propose it is a #TNO-like body experiencing #cryovolcanism
Now in Cornell Univ. @arxiv repository:
➡️ arxiv.org/abs/2511.19112

[image or embed]

— Prof. Josep M. Trigo-Rodríguez (@joseptrigo.bsky.social) 25 novembre 2025 alle ore 15:28

La cosa più affascinante? Potrebbe avere miliardi di anni più del nostro stesso sistema solare, una sorta di messaggero dal passato remoto dell’universo. Per questo motivo gli astronomi stanno sfruttando ogni momento disponibile per studiarla, prima che se ne vada definitivamente nel corso del 2025.

Per osservare questo fenomeno straordinario, il team ha utilizzato il Telescopio Joan Oró in Catalogna, seguendo la cometa durante il suo passaggio più vicino al Sole, avvenuto il 29 ottobre. Quando si è trovata a circa 378 milioni di chilometri dalla nostra stella, qualcosa di spettacolare è iniziato a succedere.

Il calore solare ha innescato l’attività di criovulcani sulla sua superficie. Questi vulcani di ghiaccio funzionano al contrario rispetto a quelli terrestri: invece di eruttare magma rovente, rilasciano getti di vapore, gas e polvere ghiacciata nello spazio. Il risultato? Immagini ad alta risoluzione mostrano pennacchi brillanti che si sprigionano dalla cometa, uno spettacolo cosmico raro da osservare.

Il meccanismo è affascinante: il Sole scalda l’anidride carbonica solida intrappolata nella cometa, che sublima trasformandosi direttamente in gas. Questo libera sostanze ossidanti che reagiscono con metalli come ferro e nichel presenti all’interno, alimentando le eruzioni.

Per capire di cosa sia fatta davvero la cometa, gli scienziati l’hanno confrontata con meteoriti antichissimi raccolti dalla NASA in Antartide, chiamati condriti carbonacee. Questi frammenti rocciosi rappresentano i mattoni primordiali del sistema solare e, secondo alcuni studi, potrebbero aver avuto un ruolo fondamentale nell’origine della vita sulla Terra, portando acqua e materiali volatili che hanno reso possibile l’esistenza dell’atmosfera e delle condizioni adatte alla vita.

L’analisi ha rivelato che 3I/ATLAS condivide proprietà chimiche con questi antichi resti, suggerendo che i processi di formazione planetaria potrebbero seguire schemi simili anche in sistemi stellari completamente diversi dal nostro.

Le dimensioni esatte della cometa rimangono ancora un mistero, ma le osservazioni del Telescopio Spaziale Hubble continuano a fornire dettagli preziosi. Quello che è certo è che 3I/ATLAS rappresenta un’opportunità irripetibile per comprendere come si formano i sistemi planetari altrui e quale chimica caratterizzava l’universo primordiale.

Prima che questo viaggiatore cosmico ci saluti definitivamente, gli scienziati intendono spremere ogni informazione possibile da questo incontro fortuito. Perché quando ti capita di intercettare un messaggero dalle stelle, ogni dato conta.

 

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