Le parole di Aldo Montano hanno riportato sotto i riflettori un tema che spesso viene sottovalutato. L’ex campione olimpico di scherma è stato recentemente vittima di una grave reazione allergica durante una cena, un episodio che ha richiesto un intervento medico urgente e che avrebbe potuto avere conseguenze molto serie.
Il suo messaggio ha acceso il dibattito sulle allergie alimentari, condizioni che interessano milioni di persone e che, nei casi più gravi, possono trasformarsi in una vera emergenza sanitaria nel giro di pochi minuti. Proprio per questo gli specialisti invitano a non confondere le allergie con le intolleranze, due problemi molto diversi tra loro.
La differenza non è soltanto terminologica. Un’intolleranza alimentare, come quella al lattosio, può provocare disturbi anche importanti a livello digestivo, ma non mette in pericolo la vita. Un’allergia alimentare, invece, coinvolge direttamente il sistema immunitario, che reagisce in modo anomalo a proteine normalmente innocue presenti in alcuni alimenti. In determinate circostanze basta una quantità minima dell’alimento incriminato per innescare una reazione potenzialmente letale.
Secondo il Ministero della Salute, tra gli alimenti più frequentemente associati alle allergie figurano arachidi, noci, nocciole, mandorle, pistacchi, anacardi, latte vaccino, uova, pesce, crostacei, molluschi, sesamo, soia e grano. Sono proprio questi gli allergeni che la normativa europea impone di indicare chiaramente sulle etichette dei prodotti alimentari.
L’età può influenzare il tipo di allergia più diffuso. Nei bambini sono particolarmente frequenti quelle alle proteine del latte vaccino e alle uova, che spesso tendono a diminuire con la crescita. In età adulta, invece, risultano più persistenti le allergie ad arachidi, frutta a guscio, pesce e crostacei.
Gli esperti, però, mettono in guardia da un errore comune: pensare che esistano allergie “poco importanti”. Ogni persona allergica deve essere considerata potenzialmente a rischio perché non è possibile prevedere con certezza come reagirà l’organismo a una successiva esposizione. Anche una contaminazione accidentale può essere sufficiente a provocare conseguenze gravi.
La manifestazione più temuta è l’anafilassi, una reazione sistemica che coinvolge contemporaneamente più organi del corpo. I sintomi possono interessare la pelle, con orticaria e arrossamenti, l’apparato gastrointestinale con nausea e vomito, quello respiratorio con difficoltà a respirare e il sistema cardiovascolare con abbassamento della pressione arteriosa.
Quando il quadro clinico peggiora fino a provocare un importante calo della pressione e una possibile perdita di coscienza si parla di shock anafilattico, la forma più grave dell’allergia alimentare. Uno degli aspetti più pericolosi è la rapidità con cui può svilupparsi. In alcuni casi bastano pochi minuti dall’assunzione dell’alimento per assistere a un peggioramento improvviso delle condizioni del paziente.
Per questo motivo il tempo è un fattore decisivo. L’adrenalina somministrata per via intramuscolare rappresenta il trattamento di riferimento ed è l’unico farmaco in grado di contrastare efficacemente la reazione allergica acuta. I pazienti considerati a rischio vengono generalmente istruiti a portare sempre con sé appositi autoiniettori per intervenire immediatamente in attesa dei soccorsi.
