Il panorama dell’identità digitale in Italia affronta una trasformazione radicale con l’inizio del nuovo anno. Lo SPID di Poste Italiane, lo strumento più diffuso per accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione, perde la sua storica gratuità per diventare un servizio in abbonamento. Se fino ad oggi gli oneri erano sostenuti dallo Stato, dal 1° gennaio 2026 la gestione passerà a carico dei cittadini, con una quota fissata a 6 euro l’anno. Per chi decide di attivarlo ora, Poste offre una promozione che copre i primi dodici mesi, applicando la tariffa solo dal secondo anno. Chi invece possiede già le credenziali dovrà regolarizzare la propria posizione entro la data di scadenza della propria identità digitale, quindi non subito.
Esistono tuttavia delle fasce di popolazione che non subiranno questo rincaro. L’azienda ha stabilito che l’accesso rimarrà gratuito per i minorenni, per gli anziani che hanno superato i 75 anni e per gli italiani che vivono stabilmente fuori dai confini nazionali. Anche chi utilizza l’identità digitale per scopi esclusivamente professionali è esentato dal nuovo canone annuo. Queste categorie protette garantiscono che il diritto alla cittadinanza digitale rimanga accessibile alle fasce d’età più fragili o a chi si trova in condizioni burocratiche specifiche.

Il costo di 6 euro, comprensivo di IVA, copre non solo il mantenimento dell’account ma anche i sistemi di sicurezza tramite SMS e notifiche in-app. Poste ha comunicato questa variazione contrattuale tramite messaggi ufficiali, specificando che il rinnovo avverrà annualmente. Il mancato pagamento non comporta la cancellazione immediata del profilo, ma una sospensione temporanea: l’identità resterà “congelata” per un massimo di due anni. Durante questo periodo, l’utente non potrà autenticarsi sui siti istituzionali finché non salderà il debito. Solo dopo ventiquattro mesi di morosità il profilo verrà definitivamente rimosso, costringendo l’interessato a una nuova procedura di registrazione.
Poiché si tratta di una modifica unilaterale delle condizioni economiche, la legge tutela i consumatori offrendo loro una via d’uscita. Entro trenta giorni dalla comunicazione, è possibile richiedere il recesso gratuito dal contratto. Questa opzione permette di migrare verso altri fornitori di identità digitale, anche se il mercato si sta uniformando e i gestori che offrono ancora lo SPID a costo zero sono sempre più rari. È una scelta che richiede attenzione, poiché cambiare operatore significa dover ripetere daccapo tutta la fase di riconoscimento e attivazione.
Per mettersi in regola, la procedura è stata semplificata al massimo. Gli utenti possono collegarsi al portale web di Poste e, inserendo il proprio Codice Fiscale e l’indirizzo email, procedere al versamento elettronico in pochi clic. Per chi invece non ha familiarità con i pagamenti digitali o preferisce il contatto umano, resta sempre valida la possibilità di recarsi fisicamente presso un ufficio postale. Questa doppia modalità mira a ridurre i disagi per i milioni di cittadini che ogni giorno utilizzano lo SPID per gestire pensioni, sanità e documenti personali
