Che le scorse ore siano state piuttosto travagliate per gli utenti del web è notizia vecchia. Oggi migliaia di persone in tutto il mondo si sono trovate impossibilitate ad accedere ad alcuni dei servizi digitali più utilizzati quotidianamente. ChatGPT, la piattaforma di e-commerce Shopify, il motore di ricerca di lavoro Indeed, il chatbot Claude di Anthropic, Truth Social del presidente Trump e X di Elon Musk sono rimasti offline per diverse ore a causa di un’interruzione che ha colpito Cloudflare, azienda che gestisce le infrastrutture digitali per circa il 20% del web globale.
Ma da cos’è dipeso il crash? Secondo quanto comunicato da un portavoce di Cloudflare, l’azienda ha rilevato un picco di traffico insolito verso uno dei suoi servizi intorno alle 6:20 del mattino (ora della costa orientale degli Stati Uniti). Questo improvviso incremento anomalo ha causato errori nel traffico che transitava attraverso la rete dell’azienda, mandando in tilt numerosi siti e applicazioni che si affidano ai suoi servizi per gestire e proteggere le proprie connessioni.

Alle 9:57 del mattino, Cloudflare ha pubblicato un aggiornamento sulla propria pagina di stato comunicando di aver implementato una correzione per risolvere il problema. L’azienda ha tuttavia precisato che alcuni utenti avrebbero potuto continuare a riscontrare difficoltà nell’accedere alla dashboard online del servizio.
Cloudflare offre una serie di servizi fondamentali per il funzionamento del web moderno. Tra questi, la protezione contro gli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), in cui attori malintenzionati tentano di sovraccaricare un sito con un numero talmente elevato di richieste di traffico da renderlo inutilizzabile. Come sempre il diavolo ci mette lo zampino: un’azienda specializzata proprio nella protezione da picchi anomali di traffico è stata essa stessa messa fuori uso da un fenomeno simile.
Al momento, la causa esatta dell’improvviso aumento di traffico rimane però sconosciuta. Nel corso della giornata, però, i servizi hanno gradualmente ripreso a funzionare normalmente per la maggior parte degli utenti. E il panico è passato.
Meno di un mese fa, Amazon Web Services ha subito un’interruzione durata un’intera giornata che ha messo fuori uso numerosi servizi online, seguita da un blackout globale dei servizi cloud Azure e 365 di Microsoft. Nel luglio 2024, un aggiornamento software difettoso della società di cybersicurezza CrowdStrike aveva causato un’interruzione su scala mondiale, bloccando temporaneamente voli aerei, impattando servizi finanziari e costringendo ospedali a rinviare procedure mediche. Si tratta del più classico degli effetti domino.
Quando una singola azienda come Cloudflare gestisce il traffico per il 20% del web, anche un problema apparentemente circoscritto può avere conseguenze a catena su milioni di utenti e migliaia di servizi in tutto il mondo.
Le azioni di Cloudflare hanno registrato un calo superiore al 3% in seguito all’annuncio dell’interruzione, riflettendo le preoccupazioni degli investitori sull’affidabilità dei servizi e sulle potenziali ripercussioni reputazionali per l’azienda. Resta ora da vedere se Cloudflare riuscirà a identificare con precisione la causa dell’anomalia e quali misure adotterà per prevenire il ripetersi di simili eventi in futuro.



