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Home » Innovazione » Tecnologia » SPID e siti porno? L’Italia si infiamma per l’equivoco più hot dell’anno (ma la verità è un’altra)

SPID e siti porno? L’Italia si infiamma per l’equivoco più hot dell’anno (ma la verità è un’altra)

Dal 12 novembre 2025 l'accesso ai siti porno in Italia si farà solo con verifica età. Ma il sistema non prevede lo SPID. I dettagli.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino3 Novembre 2025
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l'immagine di Pornhub sul cellulare
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Dal 12 novembre 2025 l’accesso a 48 siti pornografici in Italia sarà subordinato alla verifica dell’età degli utenti. La lista ufficiale, pubblicata dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, include piattaforme conosciutissime come Pornhub, YouPorn, Xvideos, OnlyFans, Chaturbate e Xhamster, oltre a decine di altri servizi meno noti. La misura, contenuta nella delibera 96/25/CONS, dà attuazione a una parte del decreto Caivano del 2023, che ha vietato l’accesso dei minori a contenuti pornografici online.

Contrariamente a quanto circola sul web, non sarà necessario utilizzare lo SPID per accedere a questi siti. Il commissario Agcom Massimiliano Capitanio ha chiarito che lo Spid è destinato esclusivamente ai servizi della Pubblica Amministrazione e non verrà mai impiegato in questo ambito. La verifica dell’età avverrà invece tramite un’applicazione sviluppata appositamente in collaborazione con il Dipartimento per la Trasformazione Digitale e PagoPA.

Il sistema si basa su un meccanismo in due fasi. Nella prima fase l’utente deve identificarsi dimostrando di essere maggiorenne. Nella seconda fase, ogni volta che accede al sito, deve confermare nuovamente la propria età. Il controllo non è permanente: vale soltanto per quella sessione di navigazione. Se si chiude il browser, si esce dal sito o trascorrono 45 minuti senza attività, la verifica scade e l’intero procedimento deve essere ripetuto per tornare a visitare il portale.

La delibera Agcom stabilisce requisiti rigorosi per i sistemi di verifica che dovranno essere adottati. Questi devono essere precisi per evitare errori, accessibili anche a chi non è esperto di tecnologia, non discriminatori nelle tecnologie di riconoscimento utilizzate e trasparenti sull’utilizzo dei dati. Sono invece vietate pratiche invasive come la profilazione degli utenti, la conservazione di copie dei documenti di identità, l’uso improprio di dati biometrici e il tracciamento della cronologia di navigazione.

scritta porno sulla tastiera di un PC
scritta porno sulla tastiera di un PC

Il principio cardine del sistema è il cosiddetto doppio anonimato, un meccanismo pensato per proteggere la privacy degli utenti e al contempo bloccare efficacemente l’accesso ai minorenni. Il funzionamento si basa su aziende specializzate e certificate, chiamate Identity provider, che non hanno alcun legame commerciale o tecnico con i siti pornografici. Queste aziende si occupano esclusivamente di verificare l’identità degli utenti e, una volta accertata la maggiore età, rilasciano un certificato digitale.

Il certificato non contiene dati personali come nome, data di nascita o altri dettagli sensibili: attesta soltanto che l’utente è maggiorenne. Il sito pornografico riceve quindi una conferma, un semplice sì o no sull’età dell’utente, senza accedere a nessuna informazione personale. In questo modo l’ente di verifica non conosce il sito visitato e il sito non riceve informazioni sull’identità del visitatore. Il processo sarà tracciabile e open source, dunque accessibile al controllo pubblico.

Un’alternativa accettata dall’Agcom consiste nell’uso di applicazioni installate sui dispositivi personali, come i portafogli digitali, che permettono di verificare l’età direttamente sul dispositivo senza coinvolgere server esterni. In questo modo la prova della maggiore età viene generata e certificata localmente, poi trasmessa al sito senza rivelare dati sensibili o informazioni sull’identità dell’utente. L’app sarà conforme alle direttive europee e alle norme sulla privacy, generando un token anonimo che certificherà la maggiore età.

I gestori dei siti devono comunicare all’Agcom l’azienda che si incaricherà dei controlli, fornendo una relazione tecnica che ne spieghi le competenze e le motivazioni. In caso di mancato adeguamento, l’Agcom può bloccare il sito in Italia, in base alle norme del Digital Services Act. I siti che non si adegueranno rischiano sanzioni pesanti e, nel caso più grave, il blocco completo dell’accesso dall’Italia.

La delibera collega questa misura al decreto Caivano, un pacchetto di norme approvato nel 2023 dopo i gravi episodi di violenza sessuale ai danni di due minorenni a Caivano, in provincia di Napoli. Questi fatti hanno spinto il governo Meloni a intervenire con urgenza, introducendo disposizioni volte a contrastare la criminalità minorile, sostenere i giovani in situazioni di disagio e rafforzare la loro tutela anche nell’ambiente digitale. È importante precisare che nessun legame diretto è stato mai dimostrato tra quella vicenda e l’uso di pornografia da parte dei minori: il nome decreto Caivano ha piuttosto un valore simbolico utilizzato dal governo.

L’Agcom ha precisato che questo sistema di controllo dell’età non sarà limitato solo ai contenuti pornografici. Potrà essere applicato anche ad altri tipi di contenuti che secondo la legge possono danneggiare lo sviluppo fisico, mentale o morale dei minori, come per esempio siti di gioco d’azzardo o piattaforme che vendono alcolici online.

La lista completa pubblicata dall’Agcom attualmente comprende 48 siti, ma potrebbe ampliarsi in futuro. Oltre ai già citati Pornhub, YouPorn, Redtube, Xvideos, Xvideos Red, Xnxx, Xhamster, Xhamster Live, Stripchat, OnlyFans, Chaturbate, Cam4, LiveJasmin, Faphouse e Clip4sale, l’elenco include numerose altre piattaforme meno conosciute ma comunque soggette agli stessi obblighi di verifica.

La delibera prevede inoltre la creazione di un gruppo di lavoro tecnico permanente che avrà il compito di seguire l’evoluzione delle tecnologie, delle leggi e dei regolamenti su questi temi, sia in Italia che in Europa. L’Agcom lascia libertà ai gestori dei siti sulla scelta delle soluzioni da adottare, purché rispettino i principi stabiliti dalla normativa e garantiscano il massimo livello di protezione della privacy degli utenti.

 

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