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Home » Lifestyle » Cibo » La pizza rende felici, ora lo dice anche la scienza

La pizza rende felici, ora lo dice anche la scienza

Calda, fragrante e dispensatrice di felicità: la pizza è scientificamente portatrice di buonumore. Purché sia fatta bene.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino28 Agosto 2024
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Una pizza all'uscita dal forno
Una pizza all'uscita dal forno (fonte: Pexels)

Il sospetto lo avevamo da tempo, ma adesso arriva anche una conferma scientifica non da poco: la pizza crea felicità. E lo fa grazie a una sostanza che viene liberata nel nostro organismo quando la mangiamo, il triptofano. Si tratta di un amminoacido essenziale, ovvero uno di quei mattoncini che servono a formare le proteine. Perché essenziale? Perché il triptofano, come altri amminoacidi, non lo possiamo formare noi, ma va assunto obbligatoriamente col cibo. Tra le molteplici funzioni di questa sostanza c’è anche la sintesi di serotonina, l’ormone del buonumore.

Secondo quanto spiegato dalla biologa nutrizionista Jolanda Grillone, componente dell’Osservatorio Malattie Occupazionali e Ambientali dell’Università degli Studi di Salerno, questa sostanza si nasconde anche in una deliziosa Margherita. Grazie alla mozzarella. Le doti taumaturgiche della pizza, condivise con un altro alimento epico come il cioccolato, sono al centro del Pitti Pizza & Friends, sorta di rielaborazione della Festa della Pizza della città campana, arrivata all’edizione numero 25.

Una pizza Margherita
Una pizza Margherita (fonte: Unsplash)

Non fidatevi, insomma, di chi demonizza la pizza. Che, come ogni cibo, non si deve mangiare su scala quotidiana, ma che, anche periodicamente, nutre e fa bene. Dunque, la mozzarella ci dà il triptofano. Ma c’è anche un altro ingrediente essenziale per la nostra salute che trionfa sulla pizza: il pomodoro. Questo delizioso ortaggio è ricco di antiossidanti come il licopene (quello che dà il colore rosso), che si sviluppa in maniera particolare durante la cottura.

Come deve essere la pizza perfetta? Preparata con ingredienti di prima qualità e soprattutto con una lievitazione lenta, altrimenti la digestione sarà lenta e pesante. Una pizza ben lievitata si riconosce dal cornicione alveolato e soffice. Se premendolo vedete l’impasto “crudo” (che si appallottola facilmente), vuol dire che non ha riposato a sufficienza.

Altro indicatore importante è il senso di sete. Se ci viene sete dopo aver mangiato una pizza (soprattutto di notte) vuol dire che hanno impiegato una farina troppo forte (ovvero con maggiore presenza di glutine), per un tempo di maturazione breve. Quali sono le farine più indicate? Quelle di tipo 1 e 2, ossia più grezze rispetto a quelle raffinate, ma non del tutto integrali. Senza esagerare e bilanciando bene ogni singolo ingrediente, la pizza fa stare bene.

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