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Home » Lifestyle » Cos’è il Jeffing? È la nuova mania (made in USA) del fitness

Cos’è il Jeffing? È la nuova mania (made in USA) del fitness

Scopri il Jeffing: il metodo USA che alterna corsa e camminata per migliorare la resistenza e prevenire infortuni. La guida completa per iniziare.
RedazioneDi Redazione23 Febbraio 2026
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ragazzo con la maglietta che corre
ragazzo con la maglietta che corre (fonte: Pexels)

Nel panorama delle discipline atletiche contemporanee, una nuova tendenza proveniente dagli Stati Uniti sta rivoluzionando l’approccio alla corsa, scardinando il dogma secondo cui “per migliorare bisogna correre sempre di più”. Questa metodologia, nota come Jeffing, propone una visione alternativa: la combinazione strategica e pianificata di corsa e camminata all’interno della medesima sessione di allenamento. Non si tratta di un semplice ripiego per chi è stanco, ma di una tecnica strutturata che sta guadagnando popolarità tra sportivi di ogni livello.

Il termine deriva da Jeff Galloway, ex atleta olimpico e rinomato allenatore statunitense, che ha trasformato l’intuizione del “run-walk-run” in un sistema codificato. Galloway ha dimostrato che inserire brevi pause di camminata non solo riduce il rischio di infortuni, ma permette di mantenere una velocità media più costante sulle lunghe distanze. L’idea centrale è prevenire l’esaurimento muscolare prima che si manifesti, agendo in modo proattivo anziché reattivo.

A differenza di altre forme di corsa mista, come il Fartlek (che gioca con il ritmo in modo libero) o l’allenamento a intervalli (focalizzato sull’intensità anaerobica), il Jeffing punta su sostenibilità ed efficienza.

Una tipica sessione di Jeffing segue uno schema preciso:

  • corsa: da 1 a 3 minuti.

  • Camminata: da 30 a 90 secondi.

  • Ripetizione: il ciclo viene mantenuto per l’intera durata dell’uscita.

Il rapporto tra le due fasi viene modulato in base alla condizione fisica del corridore e agli obiettivi prefissati. L’obiettivo primario non è spingersi al limite del fiato, ma preservare l’integrità fisica per muoversi meglio e più a lungo.

donna che corre
donna che corre (fonte: Pexels)

Contrariamente ai pregiudizi comuni, questo metodo non è riservato esclusivamente ai neofiti. I suoi benefici abbracciano diverse categorie di atleti. Nei principianti aiuta a gestire la mancanza di fiato e a costruire gradualmente la fiducia nei propri mezzi; è ideale per chi rientra dopo un infortunio o una lunga pausa, poiché permette di monitorare con precisione il carico sulle articolazioni. Infine, maratoneti e ultramaratoneti utilizzano il Jeffing per risparmiare energie preziose nelle fasi finali di una gara o per affrontare in modo intelligente i tratti in salita.

Un errore frequente è considerare il Jeffing come una forma di pigrizia o, peggio, un modo per “barare”. Al contrario, si tratta di una gestione scientifica dello sforzo. Molti maratoneti scoprono che, concedendo ai muscoli brevi istanti di recupero attivo, riescono a mantenere una postura migliore e a evitare i crolli prestazionali tipici degli ultimi chilometri. In gara, il Jeffing viene spesso pianificato in corrispondenza delle stazioni di rifornimento o nei tratti più congestionati del percorso.

Per chi desidera approcciarsi a questa disciplina, il consiglio degli esperti è la gradualità. Si può iniziare con intervalli brevi di corsa alternati a pause di camminata leggermente più lunghe, invertendo progressivamente le proporzioni man mano che la resistenza aumenta. Ad esempio, iniziare con 1 minuto di corsa e 90 secondi di camminata, per arrivare, dopo sei settimane, a 4 minuti di corsa e soli 30 secondi di recupero.

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